Per la prima mostra del giovanissimo Mattia Barbieri (Brescia, 1985) nella piccola galleria milanese il titolo scelto sembrerebbe un paradosso: retrospettiva. Ma se ci sofferma a pensare al significato del termine, ovvero di una rassegna intenta ad illustrare l’evoluzione di un artista o di un movimento, allora tutto appare più chiaro. Dopo la prima inagurazione, Barbieri ha iniziato una vera e propria residenza nella galleria Luger: un semplice letto, un televisore, bottiglie di vino e cibo. E ovviamente tutto il necessario per dipingere, scolpire, costruire e assemblare. Al primo vernissage ne seguirà quindi un altro a metà mostra, e un terzo chiuderà il ciclo. Così da esporre “retrospettivamente” il lavoro svolto dall’artista durante la sua permanenza nella galleria.
È vero, non è certo la prima volta che un’artista piazza la “tenda” in galleria come gesto concettuale o come netta presa di posizione nei confronti del proprio lavoro, eliminando così la distanza tra la propria vita e la ricerca artistica. Eppure, nel giovane artista bresciano quella che a prima vista sembrerebbe un’azione ormai di maniera si rivela invece un’occupazione necessaria e indispensabile. Ci sono installazioni ed interventi di vario ordine. Alcuni centrali, celebrati, altri quasi invisibili. Oggetti che hanno tenuto compagnia all’artista e che infine sono diventati
Lo stile di Barbieri è dirompente e colto, richiama da un lato il gesto deciso e impetuoso dell’improvvisazione e dall’altro una grafia e una struttura più pazienti, che costituiscono lo strato di partenza dei lavori, dove si manifestano appunto le allusioni a immagini copiate o ispirate da fotografie, opere d’arte e frammenti di realtà. In dipinti come Cocodrile at work si percepisce poi lo spirito divertito che accompagna la produzione artistica di Barbieri, sempre sospesa tra ironia e gesto, tra storia e creazione estemporanea.
riccardo conti
mostra visitata l’8 marzo 2007
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