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fino al 12.VI.2010 | Alessandro Bellucco | Milano, MC2 Gallery

di - 9 Giugno 2010
Alessandro Bellucco (Torino, 1970) si batte per un’immagine
squisitamente pittorica ma che sia viva, fluida, in movimento. Alla Campbell’s
soup
preferisce Lucian
Freud
, alle
madonne su fondo oro predilige Michelangelo
. La sua pittura ha spesso messo
al centro dell’attenzione il corpo, o parti di esso, inscenando sovente una
specie di lotta tra l’io-corpo e le sue parti ribelli.

Di questa ossessione per un corpo sofferto e tormentato è
diventato un conoscitore assoluto, come dimostra la raccolta di grandi dipinti
e disegni proposta a Milano e dedicata a Maria Grazia Torri. Alcuni versi di Pasolini
dedicati alla
madre compaiono nell’incipit
del catalogo introdotto Francesca Alfano Miglietti e da
Claudio Composti. Pasolini offre l’atmosfera che si respira in una serie di
disegni che utilizzano lo studio anatomico come un genere artistico, attraverso
cui illustrare una serie di possibili combinazioni dei corpi: inediti incastri,
pose e baci non convenzionali, per dire che ciò che vi è di classico nella
classicità non è forse uno stile ma un corpo, quello umano, che si fa portatore
di una serie infinita di espressioni. Anche grazie a una pittura carica di
colore, di segni.

C’è più materia pittorica su quei corpi ritratti che carne
nei loro modelli reali. Questa trasfigurazione assume i toni violenti e
sanguigni che caratterizzano l’approccio profondamente emotivo e psicologico di
Bellucco. In Madre destra
e Madre sinistra, la maternità è trasfigurata in una passione
dell’infante, privato del volto e seduto sulle gambe di una vecchia che pare
una Parca. Incombe sul bimbo reso evanescente e anonimo, quasi una figura
angelica, un corpo in potenza che deve ancora giungere dentro la pittura. In Eroi
, invece, è la figura maschile a
finire nel tritacarne analitico predisposto da Bellucco. Qui due maschi nudi
giacciono a terra, soffocati dentro una gabbia appena accennata ma inesorabile.
Abbattuti e abbandonati, sembrano agonizzare per farci meglio percepire la
distanza dell’ideale dalla verità dura del corpo.

Gli spazi angusti creati da Francis Bacon o le performance claustrofobiche
messe in scena dai Motus
si possono rileggere qui dentro, in uno sfalsamento di
piani e di pesi che definiscono una spazialità psicologica. In questa
estremizzazione dei toni emotivi, la pittura mostra se stessa come vera protagonista
di un diario intimo steso per immagini.

Anche le due grandi tele intitolate Ipocrisie (2010), raffiguranti un uomo e una
donna che si amano ma in realtà sembrano lottare, potrebbero essere i degni
capitoli di una vita, quella dell’artista come quella di ciascuno di noi,
passata attraverso le avventure banali e mitiche del rapporto con la madre, con
la solitudine, con l’amore. Avventure che condizionano il nostro essere al
mondo, ma che in fondo non “fanno notizia”. Belucco si sofferma su ciò e lo fa attraverso
una semplicità d’impostazione (solo corpi su sfondo bianco) esaltati dalla
forza del gesto pittorico antirealista e vibrante. Come se fosse questo il vero
respiro della pittura.

La mostra si chiude, o si apre, sul ritratto a matita di
un bambino che ci scruta pensoso da dietro la mano con cui in parte si cela.
Una intera parete è dedicata a lui soltanto. È lui, forse, Iconoclaste
.

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Personale
marchigiana
Nel
Container di Roma
Nella
galleria A di Composti

nicola davide angerame
mostra visitata il 25 maggio 2010


dal 25 maggio al 12 giugno 2010
Alessandro Bellucco – Iconoclàste
a cura di Francesca Alfano Miglietti e Claudio Composti
MC2 Gallery

Via Col di
Lana, 8 (zona Corso San Gottardo) – 20136 Milano

Orario: da
martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19; sabato su appuntamento

Ingresso
libero

Catalogo
disponibile

Info: tel.
/fax +39 0287280910;
mc2gallery@gmail.com; www.mc2gallery.com

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