Ingar Krauss (Berlino, 1965) prosegue a distanza di anni, la sua ricerca sul ritratto, sull’adolescenza. Un’indagine assolutamente interiore che idealisticamente si pone molto addietro nel tempo. Secoli or sono. Che si ricongiunge in primo luogo a quella ritrattistica di stampo romantico che vedeva nel ritratto, appunto, “lo specchio dell’anima”. La chiave di lettura essenziale per comprendere l’uomo. Tutta l’attenzione era concentrata nello sguardo, sempre eloquente, a volte troppo. Lo sguardo era, ed è nelle immagini di Krauss, il fulcro dell’intera composizione. Ogni ulteriore dettaglio implica ancora una volta un’attenzione verso il soggetto ritratto. In tutte le immagini del fotografo tedesco, per quanto assolutamente austere e immobili, si percepisce un movimento centripeto che in breve tempo dirige l’attenzione di chi osserva dagli oggetti marginali allo sguardo del soggetto.
Il fotografo allo stesso tempo magistralmente crea e pilota due differenti centri di interesse. Plasma e rivela l’anima di chi è ritratto e obbliga l’osservatore verso un’unica direzione. Un’unica via di fuga: lo sguardo dell’altro. Sono immagini, s’è detto, rigorose e solenni, che impongono un’osservazione altrettanto rigorosa. Concentrazione. E una sorta di riverenza.
In mostra sono presenti i ritratti più recenti dell’artista realizzati dal 2004 ad oggi. Questi volti, tra i quali sono ancora presenti molti adolescenti, sono stati immortalati durante un lungo cammino tra il nord della Russia e il confine tra Germania e Polonia. Se infatti ogni connotazione temporale è negata o quantomeno arretrata è invece evidente in ogni aspetto ritratto una connotazione geografica messa in rilievo da una postura morale fiera e serena tipica di quei luoghi rurali e lontani.
Tra tutti i volti ritratti, i giovani sono forse i soggetti in cui il fotografo ha raggiunto con più evidenza quell’alto ideale -romantico– della fotografia, e forse l’arte in generale, intesa come “specchio dell’anima”. Nella ragazzina timidamente seduta in posa si percepisce non solo il suo modo di essere, la sua personalità , ma la fragilità stessa implicita nell’adolescenza. Così, con leggerezza e semplicità , questi personaggi si fanno portatori di messaggi e stati d’animo universali.
francesca mila nemni
mostra visitata il 7 dicembre 2006
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