Il materiale esposto, un
monologo da ascoltare, disegni, fotografie e due filmati, riguarda la
realizzazione di Cemetery, un film
che si presenterà come una grande narrazione legata a un immaginario cimitero
di elefanti posto lungo il confine tra India e Nepal e al viaggio intrapreso da
questi grandi mammiferi per raggiungerlo;
una riflessione sulla morte e sulla trascendenza, attraverso l’esplorazione di
quelle remote aree del mondo che sembrano sfuggire a un’operazione di
mappatura e, per così dire, di “normalizzazione
globalizzata”, sottraendosi al processo di omogeneizzazione di pratiche e
stili di vita in corso nel resto del mondo.
Le due pagine poste all’ingresso
in copia 5:1 sono tratte dal primo romanzo europeo in cui si cita il cimitero
degli elefanti, The Wild Elephant and
the method of capturing and taming it in Ceylon di Sir J. Emerson Tennent,
del 1867, e svolgono una sorta di funzione introduttiva.
Disegni e fotografie sono
pervasi da un tetro misticismo: paesaggi indiani, grandi elefanti e le distese
delle loro ossa si alternano a monaci buddisti in adorazione al tempio
accostati a monaci che bruciano in strada dopo essersi dati fuoco e a cadaveri.
Elephant Cave e Elephant
Journey sono realizzati a partire da film d’avventura e documentari
ambientati in India, compresi tra gli anni ‘30 e ’60, che diventano l’oggetto
di quella che l’artista definisce una vera e propria “vivisezione”. Si tratta di comprendere le modalità con cui questi
film vengono costruiti, dei codici che sviluppano e dell’immaginario a cui
danno vita. Casas manipola immagini e suoni, arrivando a studiare le modalità
comunicative degli elefanti, in collaborazione con la Cornell University, la
stessa struttura sonora del video è ispirata agli ultrasuoni emessi da questi
mammiferi.
L’immagine viene trattata con
l’uso di dissolvenze e sovrapposizioni e i suoi toni divengono sempre più cupi,
rimangono solo ombre e profili in movimento. L’opera acquisisce così grazie
anche a una colonna sonora di grande impatto e suggestione, il senso di una
tragedia ineluttabile dal respiro epico, per una mostra che vale assolutamente
la pena di visitare.
articoli correlati
La trilogia End all’Hangar Bicocca
matteo meneghini
mostra visitata il 13 dicembre
2010
dal 28 ottobre 2010 al 14 gennaio 2011
Carlos Casas – Cemetery
Marsèlleria Permanent Exhibition
Via Paullo, 12a – 20135 Milano
Orario: da lunedì a venerdì ore 10-18
Ingresso libero
Info: tel. +39 0276394920; info@marselleria.com; www.marselleria.com
[exibart]
È stata inaugurata a Roma, con la collettiva MEGADEATH, la nuova sede di Spazio Rivoluzione, già presente a Palermo e…
La recente acquisizione comprende 404 opere di 130 artisti provenienti da acquisti, donazioni e depositi che rafforzano una lettura critica…
Una serata in un boteco di Rio de Janeiro diventa l’occasione per aprire una riflessione sull’arte contemporanea, la decolonizzazione e…
É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…
Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterà il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…