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Fino al 14.I.2018 | Take Me (I’m Yours) | Pirelli Hangar Bicocca Milano

di - 23 Dicembre 2017
«L’arte è prima di tutto condivisione: si attiva solo con la presenza o l’interazione del visitatore», lo dice  Hans Ulrich Obrist, direttore  artistico della Serphentine Gallery di Londra, tra i curatori d’arte più influenti del mondo, fautore di mostre che devono  provocare esperienze, divertire,  incantare, sorprendere, come lo si scopre andando al Pirelli Hangar Bicocca, dove è sbarcata  la  sharing art, provare per credere !
Con “Take Me (I’m yours)”, una mostra collettiva di 56 artisti di tutte le generazioni, 25 sono new entry e 15 italiani, alcuni giovani  come Riccardo Paratore, ideata da Hans Ulrich Obrist e Christian Boltanski nel 1995,  in  versione aggiornata,  dove il visitatore comprende cosa s’intende con il concetto  di “arte come bene comune”, qui è vietato non prendere, creare, partecipare, scombinare, leggere, scrivere, lasciare una traccia del vostro passaggio, mangiare opere di marzapane o attaccare un desiderio a una  pianta profumata di limoni, ve  lo chiede Yoko Ono. Il tutto potete farlo acquistando la borsa di carta ecocompatibile creata per questa occasione da Boltanski a 10 euro, nel quale mettere piccoli lavori, “trovate effimere “, spiritose e  diversi gadget della mostra, a vostra scelta, che scatena un feticismo bulimico convulsivo nei bambini di ogni età. Il gioco irriverente dell’arte da prendere e “disperdere amichevolmente”, come suggerisce Boltanski propone un format di mostra più che da guardare, da vivere come un’ esperienza ludica. Sorriderete dall’ingresso della sala espositiva dell’Hangar, dove un ragazzo vestito come un elegante usciere prima vi chiede nome e cognome, poi vi annuncia ad alta voce.
Take Me (I’m Yours), vista della mostra
Lui stesso è un‘opera d’arte creata da Pierre Huyghe e, lo capite, nell’annunciarvi vi trasforma in protagonista della mostra.  Per esempio si può prendere una delle tante caramelle che compongono il tappeto azzurro di  Felix Gonzalez-Torres,  le spillette metalliche con parole irriverenti e liberatorie di Gilbert and George,  quelle femministe  di Annette Messager, una delle copie fatte da Maurizio Cattelan del poster ricevuto in dono da Alighiero Boetti, prendere e donare un capo di vestiario o un oggetto qualsiasi, scattarsi una fotografia con una macchina fotocopiatrice, creare un’ opera come quella di Alison Knowles composta con oggetti rossi, adagiati sul pavimento e pronti per essere usati per comporre un’istallazione, che qualcun’altro modificherà. Patrizio di Massimo invita il pubblico a ritrarre un modello-Adone, che posa seminudo tutti i giorni dal vivo, come avviene in una sala di un’Accademia di Belle Arti nell’ora di ritratto dal vero. Potete prendere da un malloppo di stacci di Boltanski un indumento, un poster, fanzine, stencil, cioccolatini, biscotti e microsculture e altro ancora. Le opere sono suddivise per macro temi: il corpo e il ritratto, la parola e la poesia, il cibo, la città. Occhio, guardate a terra perché trovate le istruzioni per attivare una perfomance di Bruce Nauman, non stupitevi se qualcuno si avvicina e vi dona un minuto. Si riconosce in versione social, nell’epoca di Instagram e dei selfie, l’opera storica di Franco Vaccari, esposta nel 1972 alla Biennale di Arti visive, dove invitava il visitatore a lasciare sulla parete le foto tessera emesse dalle macchinette. Mario Garcia Torres vi invita a fotocopiare la vostra opera, Lawrence Weiner dona stencil e tatuaggi usa e getta, Douglas Gordon, mette in palio se se stesso, vi invita a cena che si vince partecipando alla lotteria. Il progetto espositivo rientra nell’ambito dell’Arte relazionale (anni ’90) in cui lo scambio, la diffusione e condivisione sono regole di un’arte effimera, partecipata, performativa, non necessariamente legata a un oggetto specifico, ma a un processo di relazioni  che l’intervento di un’ artista suscita, lontano dai canali tradizionali del mercato dell’arte e rigorosamente all’insegna della  libera espressione creativa. Fate attenzione all’allestimento di una mostra appositamente firmato dall’artista e designer Martino Gamper, che si  espande anche fuori dall’Hangar con progetti  presentati nell’atrio e nel bookshop, workshop e altre azioni che avvengono  nel quartiere dell’Hangar Bicocca.
Jacqueline Ceresoli
mostra vistata 31 ottobre
Dal 1 novembre al 14 gennaio 2017
Take Me (I’m Yours)
Pirelli Hangar Bicocca, via Chiese 2 Milano
Orari: da lunedì a mercoledì: chiuso, da giovedi a domenica: 10-22
Info: info@hangarbicocca.org  www.hangarbicocca.org

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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