Categorie: milano

fino al 14.III.2006 | Larry Clark | Milano, Le Case d’Arte

di - 22 Febbraio 2006

Larry Clark ha iniziato a fotografare molto giovane. Giovanissimo. Si racconta addirittura che avesse tredici anni. Quando comincia a mettere insieme le immagini del libro che avrebbe sconvolto l’America ne aveva solo venti. Siamo nel 1963 e Larry Clark fotografa “senza pathos moralizzante né cinismo” ciò che gli sta attorno. La sua cerchia di amici, le sue amiche, le loro case, gli ambienti domestici. Fotografa tutto ciò che fanno. Tutto ciò che fa. Perché Clark non esce mai dal seminato, non esce mai all’esterno. Racconta solo quello che avviene all’interno, dietro le porte degli Stati Uniti, dietro il perbenismo puritano made in Usa. Racconta la sua vita e quella dei suoi amici: un’adolescenza nascosta in stanze chiuse a chiave, dove ogni cosa appare stravolta, esagerata, eppure è reale, documentata. Le vaste periferie americane fatte di case a schiera pre-fabbricate e di giardini all’inglese rivelano per la prima volta un volto più vero, una storia diversa. Si parla di amicizia, ogni tanto di amore, ma soprattutto di quel contesto in cui queste storie adolescenziali avvengono e si realizzano. E c’è droga, sesso, violenza, naturalezza, quotidianità. Eroina, sangue, bambini. Nessuna finzione; un amico che fotografa altri amici e racconta una storia che non è mai stata raccontata. I giovani si espongono all’obiettivo senza reticenze, fanno quello che hanno sempre fatto. Nessun interesse verso Larry Clark che continua a scattare tra i mobili poveri della cucina, di fianco al letto disfatto, alla flebile luce della lampadina del salotto. Ci si buca, si scopa –in due, in tre, in quattro- ogni tanto ci si spara anche. E poi si torna a bucarsi.
Non accade molto altro in quelle stanze, dove il dialogo genitore-figlio è interrotto, bloccato. Dove rimangono solo piccoli rituali di gruppo e qualche parola intorno ad un bicchiere di whisky. Tensione, spaesamento. Sembra un racconto normale, vuole essere un racconto qualunque e proprio per questo spaventa, allerta.
Undici anni più tardi esce un altro libro, è Teenage Lust. Si continua a parlare di giovani, anche se non sono più amici, coetanei. Le immagini sono ancora più forti, crude e dirette. Minorenni si drogano e si prostituiscono in macchina, ragazze in acido neppure si rendono conto di quello che sta accadendo loro. Sono passati più dieci anni, ma Larry continua a raccontare la stessa gioventù, perché questa continua ad esistere. Emarginazione, esibizionismo, narcisismo e cinismo si confondono. Ogni tanto compare, un barlume di dolcezza, un’espressione d’infanzia. Ma è solo questione di un attimo. C’è troppa realtà in queste immagini. Così come nel film molto più recente ma dal medesimo tema, Bully (2001). Rimane la disperazione e allo stesso tempo il cinismo, rimane anche la violenza. E molta. Verbale, mentale, emotiva, sessuale, generazionale. Non sembra esserci via di scampo per questa generazione, forse ancor meno che per le precedenti, nessuna via di fuga. Lo sguardo di Clark negli anni si è fatto più impietoso, sarcasmo e realtà si confondono e sullo sfondo continua a rimanere una gioventù deviata, nonostante appaia estremamente normale -o peggio– standardizzata.

link correlati
www.larryclark.us
www.cinefile.biz/bully.htm

francesca mila nemni
mostra visitata il 15 febbraio 2006


fino al 14.III.2006 – Larry Clark
Le case d’arte, Via circo 1 – zona Colonne S. Lorenzo
02 72016262 – fax 028054071 – info@lecasedarte.com
mart-sab. 15.00-19.00


[exibart]

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