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fino al 15.I.2011 | Mandla Reuter | Milano, Francesca Minini

di - 15 Dicembre 2010
Il lavoro di Mandla Reuter (Nqutu,
1975; vive a Basilea e Berlino) nasce nello stravolgimento dello spazio.
Vissuti, capovolti, inventati o trasferiti da un posto all’altro, i luoghi
esplorati da Reuter non sono solo pareti contenitori, ma spazi fisici e
mentali.

Da una precisa analisi
intellettuale, e attraverso un considerevole spirito libertario, l’artista
scardina assetti strutturali prestabiliti, restituendo nello spazio una serie
di elementi solo formalmente ordinati.

Secondo la “sospensione dell’incredulità” – espressione del filosofo inglese
Samuel Taylor Coleridge, tratta da Biographia
literaria
, e che consiste nella volontà da parte dello spettatore di
godere di un’opera di fantasia sospendendo il giudizio critico – in galleria ci
si imbatte immediatamente in una colonna. Elemento architettonico inventato,
l’esile pilastro in finto metallo è il primo segno spiazzante del cambiamento
per chi ben conosce lo spazio Minini.

Un piccolo freezer colmo di
gelati, collocato invece poco dopo l’ingresso, diventa presenza fisica frutto
di uno straniamento semantico che legittima l’esposizione dell’insolito
oggetto. Decontestualizzato. Ma Fridge,
titolo del lavoro, è al tempo stesso un escamotage per nascondere, con un
poster della Radio City Hall di New York, il dispositivo di accensione
dell’installazione principale.

In una dimensione performativa e a
tratti rituale – guidata dall’assistente di galleria che si adopra all’avvio
del meccanismo – l’opera si cela nella stanza attigua ed è visibile solo
attraverso la fessura di una porta che ne preclude l’accesso. Prende così forma
un diorama di colori e suoni, sino all’esplosione sonora che riproduce il boato
delle cascate del Niagara. L’eco della forza della natura si trasforma in un
tonfo assordante che plasma il restante spazio, riducendolo a silenzio. Se
l’installazione è l’esaltazione della luce attraverso l’impiego di tre lampade
RGB – il cui risultato è in effetti il bianco – a offuscamento del suo
contrario, lungo le pareti si dispiega una serie di monocromi neri. Sono grandi
stampe offset il cui buio contrasta con la luminosità delle superfici
pseudo-specchianti delle cornici che le preservano, riflettendo al tempo stesso
lo scenario circostante.

Ed è ancora utilizzando un altro
mezzo – la fotografia – che Reuter dichiara, come una sorta di statement, la
propria prassi progettuale nella costruzione di luoghi paradossali in grado di
trasformare lo spazio iniziale. Prospect
è il punto di vista, fisicamente ribaltato, di una porzione di terreno
acquistata dall’artista a Los Angeles.

Piccole tavole fotografiche
mostrano così il mondo alla rovescia di Reuter nel volersi appropriare
percettivamente di un luogo in diverse fasi della giornata. Dall’alba al
tramonto, il campo visivo è caratterizzato dall’estensione del cielo. Verso un
futuro spostamento, dove il terreno costituirà il cuore concettuale al De
Vleeshal di Middelburg in Olanda.

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Reuter
a Belgrado

claudio cravero

mostra visitata il 25 novembre 2010


dal 18 novembre 2010 al 15 gennaio 2011

Mandla Reuter

Galleria Francesca Minini

Via Massimiano, 25 (zona Ventura) – 20134 Milano

Orario: da martedì a sabato ore 11-19.30

Ingresso libero

Info: tel. +39 0226924671; fax +39 0221596402; info@francescaminini.it; www.francescaminini.it

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