«Io lavoro quasi tutti i giorni in studio, cerco di miscelare la familiarità con qualcosa di completamente nuovo per la mia pratica. Da quando ho iniziato a dipingere per strati, la mia produzione è meno rigida, perché questa stratificazione porta a confusione e nuovi modi per rendere il lavoro». Così l’artista parla, in un’intervista per ArtSlant, delle sue opere collage, fatte di strisce dai colori abbaglianti sovrapposte, che si concatenano le une alle altre, come in Tapeandtree, in cui l’artista ha creato una sorta di percorso cromatico, all’interno del quale lo sguardo si perde, generando un’instabilità percettiva che richiama, anche se in forma primitiva, l’Optical art, tutto un ambiente immersivo e personale, contemporaneamente sistematico e caotico. Le opere dimostrano una complessità che smentisce la loro apparente semplicità, come in Davosdissolve, in cui le rigide linee verticali sono addolcite solo dalla piccola immagine al centro e dalle tonalità più tenui dello sfondo che si intravedono nel turbine di colori quasi fosforescenti che, per la costruzione geometrica, fanno pensare, a un connubio tra le famose tele di Piet Mondrian e quelle di Wassily Kandinsky. Tra acquerelli, acrilici e tecnologiche installazioni, Evans fa riferimento anche alla nozione che tutta la pittura è un ritratto del tempo e che è proprio lo spazio fisico, lo spazio della galleria e della storia dell’arte a permettere una riconsiderazione dell’ambiente vissuto.
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