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fino al 15.VII.2004 | André Derain – La forma classica | Milano, Museo della Permanente

di - 28 Giugno 2004

Le nuove acquisizioni del Museo della Permanente sono visibili accanto a opere spesso sacrificate negli scantinati. Va citata almeno la grande installazione Omaggio all’America Latina (1971) di Alik Cavaliere ed Emilio Scanavino, che s’impone allo sguardo sin dall’ingresso nella grande hall. Si spera che la ristrutturazione del palazzo e l’ampliamento degli spazi espositivi proceda senza intoppi, magari grazie alla recente direzione di Rosellina Archinto.
Quanto all’esposizione dedicata ad André Derain (Chatou 1880 – Garches 1954), si tratta della medesima mostra presentata l’inverno scorso al Centro Saint Bénin di Aosta e si concentra su un periodo ambiguo del maestro, fra gli anni ‘20 e i ‘40. I curatori hanno deciso di non proporre il “solito” Derain fauve o “proto-cubista”, bensì di indagarne il presunto “ritorno all’ordine”. Un’indagine che coinvolge l’opera di Derain nel complesso, dalla pittura al disegno alla scultura, tralasciando solo l’attività per il teatro, per un totale di circa 70 lavori. Inoltre, una piccola sezione di 13 dipinti illustra l’influenza deraniana sull’arte coeva italiana, con opere di Funi, De Chirico, Severini e Carrà, fra gli altri. Va sottolineata inoltre la preziosa collaborazione della Fondazione Maeght, che ha prestato ben 18 lavori. Ci si concentra dunque sull’inattualità di Derain, al fianco di Picasso e Braque fino a metà degli anni Dieci, per poi destabilizzare sotterraneamente l’ambiente tradizionale, come hanno rilevato in quel periodo artisti come Giacometti e Balthus. Perché Derain torna alla pittura “classica” selezionando una batteria di maestri dei quali studia temi e stilemi, elaborando una sorta di d’après che resta riconoscibilissimo. Giunge in questo modo a un’“archipeinture” che gode d’una libertà paradossalmente frutto di vincoli, come nella danza orientale iper-codificata. I riferimenti sono dunque i classici italiani, ma pure Cézanne e l’arte “primitiva” conosciuta tramite Gauguin.
Il nudo femminile è il soggetto che più evidenzia l’individualità della ricerca derainiana, nel Nu debout (1934-39) e ancor più nel celeberrimo Nu debout et Nature morte (1936-40), con la sottolineatura letterale della curva dei seni in contrasto con i tratti sfumati del volto. Quel medesimo tratto s’annuncia nel grafismo inquietante e burattinesco del Repas aux chiens (anni ’30). Ma va anche rammentata la ricerca plastica, con le teste in bronzo che miscelano influenza africana ed etrusca, senza mai cedere al mimetismo o alla fisiognomica, sino ad arrivare all’Homme aux clefs (anni ’40) realizzato con sottili lastre in ferro modellate rozzamente. Un autentico contraltare rispetto ai nudi talora erotici disegnati con una lievissima matita sanguigna. Insomma, certo non si può sostenere che l’arte di Derain sia divenuta meramente manierista, e basterà ancora osservare il vento che spazza le fronde nel Parc de Chambourcy (1948 ca.) per rendersene conto.


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André Derain – La forma classica
A cura di Alberto Fiz e Francesco Poli
Museo della Permanente
Via Turati, 34 – Milano
Orario: da martedì a domenica dalle 10 alle 18.30
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4
Info: tel. 02-6599803; fax 02-6590840; permanente@tin.it ; www.lapermanente-milano.it  
Catalogo Silvana Editoriale, € 25 in mostra, € 28 in libreria
Testi dei curatori, con antologia critica ed estratti da scritti e interviste all’artista


[exibart]

Visualizza commenti

  • mostra interessante.
    ma che si trovino i soldi per ridare smalto agli spazi espositivi.
    allestimento tetro, da socialismo reale.
    luci vecchie.zero personale di sorveglianza.
    a/c a tutta "gallara".
    magari rosellina archinto....

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