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fino al 15.VII.2005 | Alessandro Papetti – Il disagio della pittura | Milano, Fondazione Mudima

di - 25 Maggio 2005

In un articolo sul Corriere della Sera del 12 marzo 1989 Giovanni Testori, inscrivendo Alessandro Papetti (classe 1958) in quella che lui definiva una sorta di “congrega” o “confraternita” d’origine svizzera i cui fondatori furono Varlin e Giacometti, faceva notare come, con la serie di ritratti presentati alla personale del pittore alla Galleria Rotta di Genova, Papetti salutasse “compagni e confratelli” per mettersi su “una derivata, ma personalissima strada”. Era il tempo di quei meravigliosi ritratti schiacciati in una impietosa prospettiva dall’alto, tesissimi e strazianti. In un’intervista al pittore che sarà pubblicata nel catalogo della presente esposizione, Papetti ricorda che Testori, affascinato da quelle figure viste dall’alto, sosteneva che sarebbero dovute diventare la sua ossessione. Dice Papetti: “senza dubbio a quel tempo erano la mia ossessione, ma anche la sua, dato che ci si era riconos ciuto. Qualcosa di quell’atmosfera è rimasto sempre nei miei quadri, ma so di volere e potere fare anche altro”.
In realtà, aggirandosi per le sale della Fondazione Mudima, che in questi giorni ospita la prima parte della personale del pittore (fino al 6 giugno, quando sarà presentato il catalogo e inaugurata la seconda parte della mostra), si ha la sensazione che quella “personalissima strada”, che dai ritratti visti dall’alto realizzati tra il 1988 e il 1990 portò al ciclo di dipinti intitolato Reperti, in cui l’attenzione si focalizza sul particolare, soprattutto di interni, accompagnandosi ad una riflessione sui segni lasciati dal tempo sulle cose, si sia un po’ smarrita in una serie di citazioni e in un accademismo forse troppo ingombranti. I corpi nudi che si torcono sulla tela rimandano a Bacon; i ritratti con le orbite oculari segnate da ghirigori graffiti rimandano a Giacometti; lo svuotarsi dei pieni nello spazio che li circonda attraverso pennellate veloci e taglienti rimanda a Boldini. Rimangono una tecnica pittorica posseduta fino in fondo ed un virtuosismo del pennello che, da soli, non riescono a convincere.
Accanto ai Nudi, ai Ritratti, a due inquietanti Crocifissioni (in cui si avverte anche la riflessione sulla tradizione pittorica del Seicento lombardo e in generale sulla pittura di luce post-caravaggesca), opere realizzate tra la metà degli anni Novanta ed oggi, vengono esposte anche alcune tele del “ciclo dell’acqua”. Il tema dell’acqua accompagna da anni il lavoro del pittore, che lo definisce “il primo tentativo di uscire dall’interno verso l’esterno. Un tentativo a dire il vero non ancora così riuscito”. In effetti, in quadri come i Notturni, le inquietanti figure di bambine, lemuri bagnati da una smaltata luce lunare e per metà immersi nell’acqua, sono così oppresse dal fondo bruno da rendere semmai la claustrofobica sensazione del più angusto spazio chiuso. Tra queste opere, comunque, i maggiori spunti di riflessione e il pezzo più bello della mostra: un dipinto dalle enormi dimensioni che ritrae dei corpi immersi in una piscina, ripresi dal basso. Qui emerge a pieno l’estrema abilità dell’artista nell’uso del colore; e da quelle delicatissime variazioni di blu che giocano con i riflessi di luce sul fondo della vasca è davvero difficile distogliere lo sguardo. Per un giudizio complessivo sull’esposizione ci si riserva comunque di attendere che il sipario si apra sul secondo “atto” e che i nuovi attori entrino in scena. Solo allora si potranno contare i fischi e gli applausi.



stefano bruzzese
mostra visitata il 13 maggio 2005


Dal 13 maggio al 6 giugno la prima parte-dal 6 giugno al 15 luglio la seconda.
Alessandro Papetti. Il disagio della pittura
Milano, Fondazione Mudima, Via Tadino 26 (MM1. Porta Venezia)
orario di visita: da lunedì a venerdì, ore 15.30-19.30 (il mattino su appuntamento)  – ingresso: libero – per informazioni: tel. 02-29409633- info@mudima.net – Il 6 giugno alle ore 19 verrà presentato il libro/catalogo con testi di Gianluca Ranzi, Aldo Nove, Tommaso Trini e un’intervista all’artista di Ginevra Quadrio Curzio.


[exibart]

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  • Chi decide quando le citazioni sono troppe?!
    Chi decide quando sono citazioni? Ma soprattutto da quando in qua non si possono usare le stesse note per melodie diverse e comunque affascinanti!!??

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