Categorie: milano

fino al 15.X.2006 | Innocente Salvini | Varese, Museo d’Arte Moderna

di - 13 Ottobre 2006

Immagini invase da un barlume quasi irreale. Che le rende sospese nel tempo e isolate da un mondo esterno che forse fa troppa paura. L’intimità del quotidiano che si mescola con la luce fino a diventare una fusione emotiva tra ricordi nostalgici, visione pittorica e tristezza esistenziale. Ritratti quasi istantanei, momenti di vita vissuta caratterizzati da un’intima dimensione affettiva. Uno spazio fermo, immobile e quasi sospeso nel tempo.
È questo il “piccolo mondo antico” rappresentato da Innocente Salvini (Cocquio Trevisago, Varese, 1889-1979), un mondo puro e incontaminato, fatto di spontaneità e antichi valori, ma tristemente velato da una malinconia che quasi ricorda la vita monacale.
L’ampia retrospettiva che Varese dedica a Salvini nasce con l’intento di rivalutarne la vicenda artistica offrendo una rilettura critica di questo artista lombardo, troppo a lungo etichettato come “pittore-mugnaio autodidatta”. In realtà Salvini non è né un macinatore né un autodidatta. L’artista frequenta infatti l’Accademia di Brera e l’Umanitaria, anche se presto -su suggerimento di Siro Penagini, pittore di stampo espressionista e cultura tedesca- abbandona gli schemi tradizionali della pittura dell’epoca per seguire la sua personalissima, quanto anticonformista, vena artistica. La pittura di Salvini, per quanto debitrice della tecnica dei Macchiaioli e del Divisionismo di Previati, dimostra in realtà uno stile personale: nata troppo tardi per le avanguardie europee ma troppo presto per quelle novecentesche, l’espressione artistica di questo pittore rimane al di fuori di scuole e movimenti, distinguendosi da ogni altro realismo italiano dell’epoca.

L’abilità di Salvini è visibile nell’uso cromatico: dai colori del fuoco ai blu acidi su sfondi colorati, le tonalità dei suoi quadri rispecchiano gli stati d’animo dell’artista e creano un’atmosfera malinconica e, a tratti, un po’ cupa. 
Dall’iniziale ostracismo degli ambienti artistici, il riconoscimento artistico di Salvini con gli anni cresce fino a rendere il cinquantacinquenne artista una delle figure più importanti e atipiche del secondo dopoguerra. Le sue opere, esposte alla XXV Biennale di Venezia, arrivano persino nei Musei Vaticani, volute dal segretario di papa Paolo VI, il monsignor Pasquale Macchi, recentemente scomparso e al quale la mostra è dedicata.
L’esposizione rispecchia le stagioni creative dell’artista, dal realismo iniziale alle divagazioni espressionistiche degli anni Settanta, dove predominano tele monocromatiche dalle intense tonalità. Ad aprire l’esposizione sono gli Autoritratti: dal primo, del 1911, che riproduce l’insolenza giovanile di un ventiduenne Salvini, all’ultimo dipinto, del 1975, dove a emergere è la saggezza, riflessiva e pacata, del pittore ormai anziano. Ma le tematiche dell’artista emergono soprattutto nella “Galleria dei ritratti”, tutti a grandezza naturale. Qui protagonista è il tanto amato mondo domestico, fatto di affetti familiari e ruvide pareti, dalle tonalità calde che vanno dal giallo-ocra all’arancione. A prevalere nei ritratti sono i genitori -in modo particolare l’anziana madre, semplice donna del popolo, nonché modella preferita di “Nocentin”- ma anche le sorelle, il fratello e i nipotini, tutte figure che incarnano il piccolo mondo del pittore, fatto di poche presenze sicure e confortanti. Il focolare domestico diventa simbolo di un’intimità interna fatta di forti affetti, ritratti pervasi da una profonda visione intimistica e psicologicamente fermati in un istante di quiete introspettiva. Mentre i paesaggi esterni altro non sono se non la trasposizione, in termini naturalistici, degli autoritratti: in questa sezione la deformazione della natura esprime una sorta di evasione in un mondo diverso, resa tramite un espressionismo fatto di immagini monocromatiche, dove il contrasto tra luce-colore e ombre colorate riproduce la nostalgica esperienza esistenziale dell’artista.

roberta vanore
mostra visitata il 23 settembre 2006


Innocente Salvini (1889-1979)
Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea – Castello di Masnago
Via Cola Di Rienzo, 52 – 21100 Varese
Orario: da martedì a domenica, dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18.30; terzo sabato del mese apertura straordinaria fino alle 22; chiuso il lunedì non festivo (possono variare, verificare sempre via telefono)
Ingresso: intero € 6,00; ridotto € 4,00; scolaresche € 1,00.
Vernissage: 26 maggio 2006.
Per informazioni e prenotazioni: +39 0332.220256 (info), +39 0332.822959 (fax), +39 0332.820409 (biglietteria), musei.masnago@comune.varese.it www.comune.varese.it/servizi_culturali
Catalogo: Silvana Editoriale


[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Per Vincenzo Schillaci, l’arte raccoglie il segno di un movimento perpetuo

Alla Fondazione La Rocca di Pescara, Vincenzo Schillaci presenta 20 opere inedite, tra stratificazioni pittoriche e nuclei in bronzo, per…

22 Febbraio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #193, altre forme di identità culturali e pubbliche: Anna Karvounari

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

22 Febbraio 2026 9:30
  • Mostre

Corpo, forma, frattura, trasformazione. Malisa Catalani a Bologna

UNHUMAN, la personale di Malisa Catalani alla SimonBart Gallery di Bologna è in programma fino al 28 febbraio

22 Febbraio 2026 0:02
  • Attualità

Un’asta per il Rojava: gli artisti si mobilitano per sostenere la regione curda sotto attacco

Opere donate da artisti di diverse generazioni e provenienze diventano strumenti di intervento diretto in un contesto segnato da conflitto…

21 Febbraio 2026 21:52
  • Arte contemporanea

Quando la memoria si incrina e il tempo smette di scorrere: Andro Wekua a Milano

Nello spazio di sperimentazione Ordet, una mostra che trasforma il ricordo in architettura emotiva: sculture, film e collage per raccontare…

21 Febbraio 2026 18:00
  • Progetti e iniziative

Un nuovo modello di officina culturale: la Società delle Api a Roma

Ha inaugurato a Roma la Società delle Api di Silvia Fiorucci, un’apertura che segna l’avvio di nuove officine culturali, sintomo…

21 Febbraio 2026 17:00