Per questa apertura di stagione più di una galleria milanese ha puntato su installazioni fotografiche, anche se di natura molto diversa fra loro: Roni Horn da Raffaella Cortese adotta un taglio onirico, Stefano Arienti da Guenzani è più ludico e gradevole. Lorenza Lucchi Basili ci propone invece, nonostante un approccio più freddo e formale, una visione soggettiva della realtà, che viene da lei scomposta e ricomposta.
Ognuna delle serie dell’artista (qui viene presentata la trentanovesima) è costituita da fotografie di particolari architettonici di un unico palazzo, il quale poi viene ‘rimontato’ nell’installazione in maniera assolutamente non lineare e non fedele alla matrice originale. Il lavoro pensato per questa mostra utilizza scatti di un’appena riconoscibile
“Ma l’irriconoscibilità del soggetto è funzionale ai miei intenti” dichiara la Lucchi Basili ad Exibart, aggiungendo che il suo obiettivo è “indagare lo spazio, restituircelo come l’ho vissuto durante la visita della città”.
Presso l’associazione O’artoteca, che con questa esposizione si riscatta da un paio di mostre precedenti ambiziose ma poco riuscite, trovano posto due installazioni. Una più piccola, composta da tre fotografie, utilizza scorci dell’architettura interna del museo. Quella nella sala principale, invece, presenta l’esterno: travi, snodi, strutture rettilinee imponenti con particolari come i bulloni a delineare la nervatura dell’organismo-edificio. Le fotografie, di formato molto ampio, sono montate su lastre e pendono dal soffitto; nell’installazione principale sono unite a due a due e disposte in sequenza, a (ri)costruire un’architettura inedita all’interno della
Questa esplorazione della forma sottende uno sguardo sulla società che si concentra sulla componente culturale tramite l’analisi dei processi di costruzione; in particolare la costruzione degli edifici, che ospitano e trattengono nello spazio che li attraversa l’esperienza quotidiana delle persone e il loro sguardo. “Uno sguardo che – per dirla con l’artista – è sempre soggettivo”.
stefano castelli
mostra visitata il 22 ottobre 2003
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