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fino al 16.VI.2004 | Catherine Sullivan – Ice Floes of Franz Joseph Land | Milano, Giò Marconi

di - 9 Giugno 2004

Catherine Sullivan – che ha studiato recitazione – ancor prima che arte e che spesso, nei suoi video, ha ideato lavori come corto circuiti tra teatro e video, e tra danza e teatro – ha scelto proprio Nord Ost, come emblema di una riflessione sulla perversa metamorfosi che fa sì che un alto ideale si trasformi in uno sterminio di massa. Sia nel caso della violenza perpetrata da un regime nei confronti dei suoi sudditi, sia nel caso del terrorismo a cui ricorrono -e sono ricorse- le popolazioni oppresse, con l’obiettivo di riguadagnare la propria indipendenza.
Il video, presentato anche all’ultima biennale del Whitney – in cui si è distinto per essere stato uno dei pochi lavori in mostra ad aprire una finestra sull’attualità – si compone di 5 schermi, su cui scorrono le immagini in bianconero di stranianti pantomime che la Sullivan ha liberamente tratto dal musical.
Alti gemiti di dolore e lamenti insani fanno da cassa di risonanza dei movimenti spezzati e reiterati in modo convulso da parte degli attori, una comunità di uomini smarriti che, come zombie senz’anima, deambulano con lo sguardo fisso nel vuoto, recitano meccanicamente e le danze a cui danno vita sono spaventosamente sinistre.

Del resto anche Little Hunt, e ‘Tis a Pity She’s a Fluxus Whore – gli altri due lavori su video della Sullivan in mostra alla galleria Marconi – si presentano come pantomime stranianti di personaggi sospesi in un ambiente-prigione dove il tempo scorre sempre uguale a se stesso in un loop senza fine.
Guardando Little Hunt, in particolare, possono tornare in mente le coreografie convulse e storpie dei ballerini di Prospero’s book, uno dei lavori su video del regista ed artista europeo Peter Greenaway. Anche in quel caso si trattava della composizione di un tableau vivant alienato e disorientante, eppure, è tuttavia è impossibile spingere oltre una somiglianza che più che su un piano contenutistico, si svolge invece interamente su un piano formale.

L’artista californiana, lontana dalle preoccupazioni estetiche manierate del cineasta britannico, svolge una personale analisi sociologica e comportamentale sulla comunicazione verbale e non verbale. Scinde significato e significante, finché i suoi attori sono ridotti alla consistenza di marionette nelle mani di un burattinaio folle, che li scuote e li maltratta, costringendoli ad esibirsi in gesti goffi e movimenti dissociati.
La mostra è integrata da una sequenza di still fotografici tratti da Ice floes of Franz Joseph Land. Una galleria di fotogrammi in bianconero che immobilizzano l’azione reiterandola una volta in più, e conferendo ai personaggi del video la qualità spettrale di fantasmi rubati al passato, una volta di più come morti viventi destinati per sempre a recitare il ruolo che gli è stato assegnato.

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ambra caruso
mostra visitata il 27 maggio 2004


Catherine Sullivan – Ice Floes of Franz Joseph Land
Galleria Giò Marconi, Via Alessandro Tadino, 15 (MM Porta Venezia) 0229404373 (info), +39 0229405573 (fax)
info@giomarconi.com galleria Giò Marconi, da martedì a sabato dalle 11.00 alle 19.00


[exibart]


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