Si moltiplicano le sagome
ellittiche, cariche di tensione, che paiono voler uscire dalle tele monocrome
di diversi formati: perfetta l’esposizione nell’elegante spazio della galleria
milanese poco distante dal Teatro alla Scala per le opere di
Turi Simeti (Alcamo, Trapani, 1929; vive a
Milano), opere che hanno bisogno di speciale respiro.
Qui le pareti ospitano felicemente
queste creazioni anche di grandi dimensioni, che vivono autonome, o in speciali
ritmi estetici, dimensioni che mutano, il movimento degli ovali come note
musicali mosse che paiono volersi far ascoltare/vedere oltre la superficie
piana in tinte assolute, intense e simboliche, blu, bianco, giallo, rosso e
nero.
Anche se di straordinaria purezza,
si svela presto, vicino all’ingresso, il polittico
Sei tondi con ovali, di un prezioso grigio ferroso,
ciascuno con cinque piccole forme ellittiche che creano differenti ombre mosse
sulla tela. Le linee di simmetria s’incrociano mentalmente in varie modalità,
quasi una coreografia di segmenti nello spazio. Una ricerca artistica che gioca
con la luce e che pare accendere il desiderio del tatto, scoprire fisicamente
il movimento.
Le opere esposte, create tra il
1992 e il 2009, ospitate su due piani, hanno tutte titoli essenziali,
descrittivi per quanto sono, come
Superficie gialla con cinque ovali o
Cinque ovali rossi oppure ancora
Dittico bianco. Come i lavori esposti, anche le
parole non cercano d’evocare altro da sé: si mostrano chiare e semplici. La
ricerca si fonda sulla materia e la forma senza bisogno di giustificarsi,
spiegarsi, ipocriti rispecchiamenti di una realtà comunque inafferrabile. Come
per la musica non c’è bisogno di denotato, ma solo di un’intensa, intima
necessità espressiva.
L’uso dinamico dello spazio parte
comunque dalla tela, dal confine, dal colore uniforme, un’energia speciale che
esplode, compressa, ben definita, dalle forme ellittiche in orientamenti
obliqui, mossi, dai ritmi complessi, la regolarità attesa continuamente tradita
e riconquistata. Così la tela deformata segnala un’irrequietezza controllata
nella concretezza dei colori, con quelle sagome – gli ovali nascosti, segreti,
pure assolutamente presenti, chiaramente visibili nella loro esistenza
sotterranea – che svela il desiderio dell’oltre, nuovo spazio da conquistare al
di là del geometrismo di orizzontale/verticale.