Categorie: milano

fino al 17.XI.2007 | Claudio Abate | Milano, Photology

di - 8 Novembre 2007
Photology propone un assaggio della grande retrospettiva di Claudio Abate (Roma, 1943) allestita al Mart di Rovereto fino a pochi giorni fa. Puntando su stampe lambda di ampio formato, che accompagnano l’occhio alla ricerca di nuove sintassi per tradurre il dialogo fra arte e fotografia.
Installazione, artista e fotografo si dissimulano, si rincorrono e si fondono in queste immagini che, almeno sotto l’aspetto compositivo, rivelano essere inaspettatamente classiche, immobili nella loro ieraticità frontale: il punto di vista diretto permette di porre al centro l’opera. Sia che riprenda La freccia laser (1988) di Maurizio Mocchetti o Disegno (1972) di Gino de Dominicis, Claudio Abate riesce a caricare con forza la centralità emotiva dell’oggetto artistico. L’intervento del fotografo si declina innanzitutto nell’uso della luce, irreale e innaturale, che sembra catturare i fotoni direttamente dal cuore della performance. Lo sfondo viene sapientemente piegato allo stato d’animo dell’installazione, ritagliando dalla natura uno spazio nuovo, in grado di fondersi cromaticamente con l’oggetto, protagonista indiscusso dello sguardo. In particolare, nei notturni Un segno nel Foro di Cesare (2003) di Mario Merz e Sappho (2005) di Anselm Kiefer, lo spazio è scenografico è impregnato dell’aura dell’immagine, come se la presenza della stessa pilotasse i toni dei blu e la limpida luce lunare. La natura diviene in tal modo emanazione dell’arte. In altre occasioni, l’ironia e l’atmosfera vagamente dada di alcune opere –Senza titolo (2001) di Micol Assael e Willy il Coyote (1999) di Annie Ratti– si scontrano con l’apparente scientificità della ripresa, amplificando l’effetto straniante.
Queste immagini di Claudio Abate sono come ghiaccio secco che, al primo battito di ciglia del nostro occhio, si frantuma e rivela non tanto la sagoma, ma l’essenza stessa dell’opera. Non sono fotografie che documentano un evento, ma tracce incise per sempre nel Dna dell’installazione ripresa. Appendici postume, ora inseparabili dal corpo dal quale e per il quale sono nate. Claudio Abate appartiene a quella schiera di fotografi –Ugo Mulasin primis– che, seppur con percorsi diversi, hanno emancipato la tecnica fotografica dalla posizione subalterna rispetto alla pittura che la storia le aveva riservato. Vedendo e rendendo il mezzo meccanico un valore aggiunto all’operazione artistica.

articoli correlati
Abate al Mart di Rovereto

laura calvi
mostra visitata il 2 ottobre 2007


dal 21 settembre al 17 novembre 2007
Claudio Abate – Installation & Performance Art
Galleria Photology
Via della Moscova, 25 – 20121 Milano, Italia
Orario: da martedì a sabato ore 11-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 026595285; fax +39 02654284; gallery@photology.com; www.photology.com

[exibart]

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Per Emanuele Moretti, l’arte è la chiave per aprirsi realmente al presente

A margine della sua mostra nella chiesa di San Vincenzo Martire a Tivoli, con Emanuele Moretti parliamo di soglia, materia…

11 Marzo 2026 12:35
  • Attualità

Russia alla Biennale di Venezia: l’UE minaccia lo stop ai finanziamenti

Lo scontro sulla partecipazione della Russia alla Biennale Arte 2026 si allarga all'Unione Europea, che minaccia di sospendere i finanziamenti…

11 Marzo 2026 11:44
  • Progetti e iniziative

A Napoli torna EDI Global Forum: come leggere le immagini nell’era dei deep fake

Dal 18 al 20 marzo, la terza edizione di EDI Global Forum, promossa dalla Fondazione Morra Greco, riunisce a Napoli…

11 Marzo 2026 10:53
  • Mostre

Imi Knoebel e il respiro silenzioso della pittura astratta: la mostra a Milano

La Dep Art Gallery di Milano esplora oltre 40 anni di sperimentazioni di Imi Knoebel, mettendo in evidenza la coerenza…

11 Marzo 2026 9:18
  • exibart.prize

exibart prize incontra Debora Barnaba

Al centro del mio lavoro c'è sempre il corpo come linguaggio visivo universale

11 Marzo 2026 8:36
  • Progetti e iniziative

Bentornato, Palazzo Forti! A Verona inaugura Ápeiron | Senza confini

Dalla scultura novecentesca alle pratiche concettuali e performative, la riapertura del Palazzo segna una nuova stagione di confronto tra memoria…

11 Marzo 2026 0:02