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Fino al 18.V.2019 | MCMXXXIV | Galleria Massimo De Carlo, Milano

di - 5 Aprile 2019
Casa Corbellini-Wassermann, la nuova stupefacente sede della Galleria Massimo De Carlo in viale Lombardia al 17, è un luogo “abitato”, dotato di una natura animata che ha assorbito i pensieri e le tradizioni delle famiglie Corbellini e dell’imprenditore farmaceutico August von Wassermann, e si rivela attraverso i sensi e lo sguardo. La visione che accoglie tutto come atmosfera, genio del luogo, come aura “singolare intreccio di spazio e di tempo: l’apparizione unica di una lontananza” (A. Celani, “Aura – Viaggio in Italia”).
MCMXXXIV, mostra ideata dal gallerista De Carlo insieme a Francesco Bonami, avvicina questa lontananza, la data di costruzione di Casa Corbellini-Wasserman (1934) e la tragica Storia dell’Italia in quegli anni, impastando un’arte che abbraccia un secolo (dal 1911 al 2019) con gli elementi architettonici tipici di Piero Portaluppi (Milano, 1888 – 1967). Perché le 34 opere selezionate, che attraversano spazi diversi dell’abitazione – corridoio, studio, salone, fumoir, sala da pranzo, cucina e camera da letto – si fondono completamente con i materiali che esaltano gli interni: il marmo “millerighe” (i verdi, il bianco, il marrone scuro e l’arancio) e le pietre; il legno di noce e acero, le leghe di alluminio e rame; il gesso e il mosaico a tesserine in ceramica blu. Spirito, sensibilità e immaginazione sembrano guidare le precise scelte curatoriali. Così, i materiali delle opere, sia la resina utilizzata da Rudolf Stingel sulla tela iperrealista di Untitled (1991) che il bronzo della scultura Lo scoiattolo (1911) di Sirio Tofanari subiscono un processo metamorfico, acquisendo le proprietà, la grana e le venature della roccia. Tutta la gamma di materiali, dai più consistenti ai meno tradizionali – dall’oro zecchino del SignorBovaventurArtePolo (2019) di Luigi Ontani alla struttura in poliuretano di Kaari Upson (Habit 1, 2017) – imita le sembianze, ossia l’intimità della casa. Mostrando la loro superficie, i materiali permettono di vedere “dentro” la profondità del luogo e il loro aspetto accentua le sensazioni.
MCMXXXIV Installation views at Massimo De Carlo, Milan/Lombardia Photo by Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
Sono soprattutto le opere “tessute”, il filo di nylon che avvolge la mappa di Nate Lowman (TBT, 2018), il lino su cui George Condo ritrae le sue figure aggrovigliate (Entangled Figures, 2009), o le sculture degli anni ’30 (Il Costante Uomo di Fausto Melotti, la Fuga da Sodoma di Antonietta Raphaël e La lupa ferita di Arturo Martini) a respirare simbioticamente le atmosfere dell’epoca e a restituirle sotto forma di soffio, di suono o di odore. Le opere esposte, che provengono non solo dalla storia della Galleria Massimo De Carlo, quella passata e quella ancora da riordinare (i dipinti polimorfici del giapponese Tomoo Gokita in mostra fino ad aprile nella sede londinese), ma anche da collezioni private, integrano l’interno con l’esterno, quello che doveva esserci attorno alla casa. Il “dentro” non era opposto al “fuori”, ma con il “fuori” si riuniva. Una Milano periferica di fabbriche e ampie vedute. Dalle enormi finestre di Casa Corbellini-Wasserman spuntavano Robinie, Platani e Lecci secolari e, da lontano, scorci di campagna, come attesta il maestoso disegno a tempera delle pareti d’ingresso che raffigura la fauna e il paesaggio tipici della pianura a sud di Mediolanum. Il pavone/canguro/struzzo imbalsamato (Misfit, 2014) di Thomas Grünfeld che fa da usciere, ricordando la passione per la caccia dei precedenti abitanti, è il daimon della casa e i materiali con cui è costruito, come sostiene l’architetto Gaston Bachelard (“La poetica dello spazio”), creano la poesia, domestica e insieme “esotica”, del mondo che si trova ad abitare.
“L’anima di un luogo può farci domandare a quale dio sia stato consacrato quel luogo” (J. Hillman). C’è sicuramente molto di “Venusiano” in Casa Corbellini-Wasserman e nella sua prima mostra: qualcosa che seduce e sollecita, qualcosa che alberga nel profondo dell’anima dell’uomo.
Petra Chiodi
Mostra visitata il 29 marzo 2019
Fino al 18 maggio 2019
MCMXXXIV
Galleria Massimo De Carlo
Viale Lombardia 17, Milano
orari: da martedì a sabato, dalle ore 11.00 alle ore 19.00
info: massimodecarlo.com

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