Auto di lusso, night, star del cinema e luci notturne. E’ la Roma delle serate al Caffè de Paris, delle feste private e del bel mondo, il canto del cigno dell’aristocrazia intellettuale e viveur, contornata di donne sofisticate e attrici straniere, che Fellini renderà immortale con la sua Dolce Vita.
E’ in quegli anni d’oro che Tazio Secchiaroli (1925-1998), nato “scattino” lungo la spaiggia di Ostia, costruirà la sua notorietà: sarà lui, seguendo i divi del cinema con la macchina a tracolla, che ispirerà a Fellini la figura del “paparazzo”. Ma Secchiaroli fu molto di più.
Per questa retrospettiva sono state scelte 160 fotografie che nell’arco di un trentennio ricostruiscono un’immagine del fotografo romano assai più complessa di quella di semplice cronista mondano.
“Un fotografo” dice Secchiaroli “deve sempre cercare la realtà (…) Deve sempre cercare di far sentire agli altri quello che lui ha provato in quel momento”. Ed è questa sensibilità, questo sguardo non convenzionale ma emozionato a distinguerlo dai fotografi di mestiere e a farne un’autore completo.
Già negli scatti dei primi anni ‘50, quando inizia con il reportage sociale, Secchiaroli sa superare la semplice cronaca per cogliere quei momenti in cui la realtà si rivela più spontanea e carica di sigificato.
E’ un’abilità dello sguardo e della mano, fatta di vigile attenzione e partecipazione emotiva insieme, quella che gli permette di sorprendere e catturare dettagli che tradiscono una visione particolare, autentica.
Quando negli anni successivi passa dalle foto delle agitazioni sociali agli ambienti mondani, questo interesse per la realtà lo porta ad eliminare la staticità della foto “posata” per seguire l’immediatezza: è così che, precorrendo la fotografia d’azione, Secchiaroli trasforma i divi del cinema da personaggi in persone.
Nelle sue foto, ritratte nella vita vissuta e nelle pause fuori dal set, le star smettono di essere distanti, isolate. Da icone di sé stesse diventano, inconsapevolmente, icone di un’epoca.
In bilico perenne tra privato e pubblico, vita autentica e illusione cinematografica, non stupisce l’intesa artistica che unì Secchiaroli a Fellini né la collaborazione con l’Antonioni di Blow up.
La mostra dà ampio spazio anche alle foto scattate come reporter speciale sul set e nelle grandi produzioni di Cinecittà in cui Secchiaroli rende magistralmente tutta la vacuità della finzione, l’atmosfera grandiosa del cinema e la sua effimera inconsistenza.
Disincantato e sornione, con le sue foto, seppe mettere in discussione la natura stessa della fotografia e dell’immagine come finzione, contribuendo a demolire lo stereotipo della fotografia patinata per sostenere la possibilità e la bellezza dell’immagine-verità, anticipando un tema –quello del rapporto tra realtà e manipolazione– oggi più che mai attuale nella vita e nell’arte.
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emilia jacobacci ha reso l'idea di un artista estremamente significativo della "dolce vita.." e non solo! ha citato, la emilia jacobacci, quel film da annali del cinema che resta blow up di antonioni.. grazie per questo tuo articolo!
roberto matarazzo
per l'amor di Dio, basta paparazzi!!!!