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Fino al 19.IX.2015 | Mono-Ha | Fondazione Mudima, Milano

di - 27 Luglio 2015
A Milano la Fondazione Mudima dedica una mostra collettiva al gruppo giapponese Mono-Ha, composto da dieci artisti e attivo dalla seconda metà degli anni Sessanta. Mono-Ha significa letteralmente “Scuola delle cose” e si riferisce alla pratica di utilizzare e mettere in relazione oggetti e materiali semplici, sia naturali, come pietre e legno, sia industriali come lastre di ferro, plastica e corde, per ripensare sia il rapporto tra materia e spazio, che l’incontro tra uomo e arte. Il movimento, rimasto sconosciuto a lungo in Occidente, ha ricevuto l’attenzione internazionale grazie alla mostra “Asiana” (1995), curata da Achille Bonito Oliva e Fondazione Mudima a Venezia.
Nel nuovo allestimento presso la Fondazione Mudima, curato da Achille Bonito Oliva e Masahiro Aoki, sono esposte opere di tutti gli artisti del gruppo, Nobuo Sekine, Lee Ufan, Koji Enokura, Katsuro Yoshida, Noboru Takayama, Noriyuki Haraguchi, Katsuhiko Narita, Kishio Suga, Susumu Koshimizu e Jiro Takamatsu, che interagiscono con lo spazio della Fondazione, integrandosi con esso e modificandolo. Lo scopo del movimento, infatti, è quello di avvicinare e giustapporre gli elementi in modo da comunicare all’osservatore un modo nuovo di guardare e comprendere la realtà e lo spazio circostante, come afferma il teorico di Mono-Ha Lee Ufan (1936): «tutto è volto ad esplorare in che misura lo sguardo della gente possa essere distolto dalle cose che essi hanno sempre creduto essere realtà».
I lavori presentati offrono al visitatore una sintesi delle ricerche e degli interessi dei singoli artisti, accomunati dall’utilizzo di materiali semplici e da continui accostamenti inediti, come in Relatum (1969/2015) di Ufan, in cui travi di legno sono legate tra loro e appese grazie a una corda intrecciata di tipo industriale, o in Paper (1969) di Susumu Koshimizo, dove una pietra di grandi dimensioni e peso notevole è racchiusa in una sottile e leggera scatola di carta di canapa. Molte opere ispirano immediatamente un confronto con altre correnti artistiche internazionali dell’epoca quali l’Arte Povera in Italia e la Land Art negli Stati Uniti: Phase of Nothingness – Cloth and Stone (1970/1995) di Nobuo Sekine, una tela di un quadro mantenuta in tensione da una roccia appesa a questa in precario equilibrio, sembra ricordare alcuni dei lavori di Giovanni Anselmo, come Torsione (1968).
Mono-Ha si presenta come una delle principali espressioni dell’arte contemporanea giapponese del secondo Novecento. Negli ultimi anni il movimento è stato caratterizzato da un processo di riscoperta e rivalutazione, come emerge dalle recenti e future presenze degli artisti in mostre internazionali, come “Prima Materia” (2013) alla Punta della Dogana a Venezia e la retrospettiva dedicata a Kishio Suga, un membro del gruppo, in HangarBicocca a Milano nel 2016. Inoltre numerose istituzioni, quali la Tate Modern di Londra e il MoMA di New York, hanno inserito nelle loro collezioni opere di Mono-Ha. In questo contesto si inserisce anche l’esposizione di Fondazione Mudima, permettendo al pubblico di Milano di venire a conoscenza e approfondire i lavori di questi artisti giapponesi, e ripercorrere la loro storia artistica.
Alessandro Cane
Mostra visitata il 10 luglio
Dal 21 maggio al 19 settembre 2015
Mono-ha
Fondazione  Mudima
via Tadino 26, 20124 Milano
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 19.00

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