Al principio era la mela. Simbolo del peccato originale, pietra dello scandalo, metafora del desiderio. Spetta a Debora Romei (Castelnovo Monti, 1970), in occasione della sua prima mostra dedicatagli dalla galleria The Flat di Massimo Carasi, il compito di darci la sua versione, la sua personale, “intima” figurazione, del frutto della passione.
L’artista reggiana, già presente in numerose collettive nazionali e internazionali, mette in mostra per l’occasione, una serie di lavori realizzati in quest’ultimo anno. Sui muri si susseguono tele di grandi dimensioni, dipinti ad olio che evidentemente fanno della
Con intricati giri di parole Debora Romei, parla della grammatica della passione. Passion Friuts per l’appunto: frutti dell’immaginazione, e frutto di una passione, la sua, raffigurata tuttavia, con l’uso di colori freddi e neutri tono su tono, solo poco illuminati da tocchi di tinte fluò. Lavori nei quali solo raramente intravediamo tra i segni e le linee stabilite e tracciate con fermezza, dei residui di figurazione. Davanti ai nostri occhi l’immagine si fa cavità del profondo, si intravedono ora parti che si disperdono, si liquefano, e si ricompongono a creare delle costruzioni che emergono, delle architetture interne. La pittura di Debora Romei è la realtà che si dibatte tra forma e sentimento: e si rimane magari un po’ perplessi nel tentativo di intravedere ciò che vorremmo vedere. Così la decisione di Massimo Carasi di riportare sulla scena contemporanea un tipo di pittura, quella astratta, che per anni –almeno in Italia- non ha goduto di grandi fortune è in questo caso ricompensata dal piacere. Quello che ancora si prova a lasciarsi andare all’immaginazione…
francesca tollardo
mostra visitata il 30 settembre 2004
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