Il papà dei fauves,
le belve della tela che hanno contribuito ad accendere l’arte del Novecento, si
presenta dopo che negli anni la città ha accolto Dürer e Rembrandt, Goya e Picasso, fino all’ultimo rendez
vous con Le anime morte di Gogol
incise da Chagall.
In mostra una selezione accurata di opere della piena
maturità, raccolte – quasi si pescasse nei fondi di un archivio – preservando
la struttura seriale del lavoro, rispettando il concept che ha portato Matisse a realizzare blocchi di lavori
centrati su temi ben precisi. Molti dei quali ispirati a letteratura e mitologia.
Illustrazioni ideali e in certi casi reali per
pubblicazioni e libercoli; quando non autentici libri d’artista, opere
multimediali capaci di mischiare con gusto per la sintesi formale immagini e
parole, composizioni ingegnose nella gestione dinamica degli spazi, aliene a
ogni pericolo di ridondanza. Una trentina le acqueforti che accompagnano
l’edizione di Albert Skira delle poesie di Mallarmé (datata 1932), in un
profluvio di carni sensualmente leggiadre, nell’esaltazione di un’ideale di
bellezza femminile che della monumentalità conserva la potenza, senza
condividerne il peso; e che vive nell’evidenza del confronto con i civilissimi
amori selvaggi di un Gauguin, e con
l’indagine sul mito di un Picasso. Lavori modernissimi, al punto che sembrano i
degni precursori di A Spaniard in the
works e In His Own Write, i
semisconosciuti (o misconosciuti) capolavori di grafica e letteratura non sense firmati da John Lennon.
Sperimenta tecniche tra loro diverse, Matisse: ecco allora
le lineografie della serie di Pasiphaé,
lavoro in negativo – quasi “a levare” – con il tratto bianco a tagliare il
fondo nero, in una soluzione formale che davvero non si è soliti accostare a un
maestro così selvaggiamente in simbiosi con il colore. Un rapporto innegabile e
impossibile da nascondere a lungo: risalgono agli ultimi dieci anni della sua
attività collage e pochoir, carte tempere e ritagliate, per un ritorno
prepotente alle tonalità brillanti che avevano contraddistinto i suoi lavori su
tela.
Del ’47 il mitico Jazz,
concept book in grado di tradurre in
immagine la complessa congerie di emozioni che solo la musica – e quella musica
in particolare, in quel periodo storico e nel contesto culturale di riferimento
dell’artista – sapeva dare. La scrittura entra, per stessa ammissione di
Matisse, “in rapporto decorativo con le
caratteristiche delle tavole a colori”, al punto che sui risultati finali
non può fare a meno di affermare: “La
loro funzione è dunque puramente spettacolare”. E che spettacolo!
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gli amanti del Jazz
Ma quanto vale un’incisione di Matisse?
Assai!
francesco sala
mostra visitata il 6 ottobre
2010
dal 24 settembre al 19 dicembre
2010
Henri
Matisse – I capolavori della grafica
a
cura di Michele Tavola
Castello visconteo – Scuderie
Viale XI febbraio, 35 – 27100 Pavia
Orario: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-18; sabato e festivi ore 10-13 e
14-19
Ingresso: intero € 6; ridotti € 5/4
Catalogo Silvana Editoriale
Info: segreteria@scuderiepavia.com;
www.scuderiepavia.com
[exibart]
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