Occhi grandi, corpi mollemente appoggiati al cuscino, pose sensuali. I personaggi del microcosmo di Miltos Manetas raccontano storie già accadute. Amori consumati. Semplici emozioni. Con una narrazione che nulla concede all’immediatezza, ma che si dà ad immortalare l’istante, imbalsamandolo tra i meandri più reconditi della memoria. Sono istantanee dimenticate sul fondo di un cassetto, ripescate al momento giusto per fungere da soggetto ad una pittura che s’incontra sul tavolo operatorio con la tecnologia, mantenendo la propria specificità , ma divenendo altro. Dovendo il suo sapore più sfacciatamente pittorico non alla maestria di un pennello virtuoso, bensì ad un artificio. Un errore ottenuto veicolando la stampa da plotter su superfici inadatte, estremamente lucide, inabili ad assorbire completamente l’inchiostro. Che viene subito dopo manipolato, fino a creare quelle sbavature che tanto ricordano la freschezza dell’acquaforte o, in alcuni casi, lo sfumato più delicato della puntasecca. Pur con un atteggiamento che vuole essere dichiaratamente contemporaneo e che muove i suoi primi passi dalle immagini patinate delle riviste di moda o dalla pubblicità . Inoltre, la manualità prettamente artigianale, rivendicata dalla grafica, viene qui a mancare, in favore di una ricerca che passa attraverso i soggetti e l’indagine alla scoperta dei limiti del mezzo digitale. Del modo in cui raggirarlo, fino a creare un’arte del malinteso. In cui il tratto, sicuro all’origine, viene minato da un semplice gesto -una mano passata impietosamente sull’inchiostro fresco- che lo rende incerto, tremulo. Creando movimento.
Riportando immediatamente indietro, ad un passato filtrato dall’occhio personale dell’artista, che sbandiera sulla tela la sua sfera privata, di cui lo spettatore, sorpreso nell’atto di spiare da dietro una serratura, è voyeur e, allo stesso tempo, complice. Si ha come l’impressione di essere invitati a far parte di una festa privata, da cui si resta, però, esclusi, a far, per così dire, da tappezzeria. I protagonisti sono gli altri, i personaggi femminili di Manetas dalle forme abbondanti. Un volto stanco che aspira da una sigaretta. Un sedere avvolto in uno slip spiritoso. Fotografati così come l’artista li ricorda. Così come li ha visti nei suoi numerosi viaggi e trasferte. Nel suo percorso individuale. Nei molti letti in cui ha dormito lontano da casa. Sanno di vita e, malgrado tutto, di solitudine.
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santa nastro
mostra visitata il 24 gennaio 2006
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urca
infatti questa mostra non ha niente a che fare con NEEN, i lavori sono assolutamente personali. Miltos Manetas è NEEN ma NEEN non è Miltos Manetas.
neanche un riferimento al grande Manetas net-artist... e del suo mitico gruppo NEEN.
Da questo articolo sembra che non abbia un passato artistico.
che razza d'articolo!
'sti lavori non sono nulla a confronto a quelli realmente digitali realizzati in precedenza da Miltos Manetas.