Gli interni dipinti da Billy Sullivan sono pervasi da un’intimità rarefatta, sospesa in una luce diafana. I soggetti sono ritratti con immediatezza e colti in momenti che non appartengono ad un tempo determinato. Il pittore newyorkese ritrae con sensibilità persone che sembrano lasciarsi andare ad un misto di glamour understated e abbandono: come il completo gessato sbottonato in modo volutamente trasandato dell’uomo a torso nudo, la cui pelle rosa appare quasi innaturale a contrasto con i capelli neri. L’indaco elettrico e l’arancione sanguigno dei fiori in un vaso giallo squillante sono un’evidente citazione di Matisse e trasmettono suggestioni quasi mediterranee. Il bicchiere di vino e le sigarette rivelano una scena colta in medias res, come le due donne al bordo di una piscina, ritratte in un misto di spontaneità e impostazione.
La grazia delle pose, mista ad un certo autocompiacimento, sembra voler mantenere un tratto di lusso e di incanto anche nella solitudine del privato: così una donna nuda indugia mangiando una fetta di pane tostato, colta in una postura che può richiamare certi ritratti neoclassici. Un senso di tenerezza e pudore caratterizza una sensualità appena accennata ed innocente. Tende, lenzuola e tovaglie si confondono, stemperandosi in unico bianco quasi accecante, con riflessi pastello, creando una continuità tra visione bidimensionale e tridimensionale che richiama ancora Matisse. Le tavole imbandite per la colazione sono ricche di raffinati dettagli. I contorni delle porcellane sono appena delineati da pennellate veloci e delicate di azzurro, in una nuvola di tessuti evanescenti le cui pieghe, acquamarina, lilla, rosa trovano un contrappunto nel rosso brillante delle unghie e del cartone del latte, ripreso anche dal broccato della poltrona. L’oro del braccialetto della donna riprende i drappi delle tende che, insieme al pomello del letto, sono gli unici oggetti dai contorni ben delineati, seppur sfumati.
Reminiscenze di pop art si mescolano all’evanescenza delle atmosfere. Nonostante le tracce di mondanità, al contrario dei ritratti pop, Sullivan ritrae l’immagine privata delle persone e rientra in un percorso figurativo ed intimista che esalta il ruolo del colore e degli scatti fotografici preparatori. Le morbide pennellate pastose dai contorni sfaldati rimpiazzano i colori violenti, le campiture uniformi tipiche della pop art.
Il suo occhio fotografico assorbe ogni particolare e poi, a ritroso, sceglie cosa dipingere. Un lavoro diaristico, dice lui, perchè “continua a muoversi, è un assorbimento visivo e riguarda un momento, a volte ci vuole molto tempo per catturare un momento”.
francesca ricci
mostra visitata il 24 gennaio 2005
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