Saul Zanolari (Mendrisio, 1977) presenta una serie di rielaborazioni digitali di fotografie che ritraggono, oltre a drag queen e persone comuni, molti personaggi famosi. Star del mondo dello spettacolo, del cinema e della musica come Paris Hilton, Audrey Hepburn, Shirley Temple, Madonna e i Duran Duran. Se l’artista restituisce allo spettatore il fascino mediatico delle icone del nostro tempo, contemporaneamente ri-estetizza la loro immagine rivelando gli aspetti di ambiguità che si trovano sotto la superficialità della comunicazione mass-mediatica di cui sono oggetto nella quotidianità. Zanolari costruisce così un immaginario alternativo a quello ufficiale dello star system, collocando i suoi personaggi in una dimensione intermedia tra mito e realtà. L’artista propone, infatti, immagini grottesche della società contemporanea, rinunciando all’effetto bisturi della fotografia tipica delle riviste patinate, alla nobilitazione dei suoi modelli, alle pelli levigate al computer, alle rughe spianate in photoshop e alle pose artefatte. Zanolari dialoga con creature ritratte in pose languide e vestite alla moda, i cui visi ammiccanti e inquieti, che si stagliano su fondi neri, divengono il luogo privilegiato della sua ricerca. I volti, infatti, fuoriescono dal fondo scuro che si fa silenzioso, lontano e atemporale, vengono scolpiti dalla luce del primo piano e consegnano allo spettatore il racconto sintetico dell’identità di ciascuna persona a cui appartengono al di là della propria immagine convenzionale.
In Quello che non so dire l’artista supera quindi i limiti della comunicazione verbale, proponendo le sue rappresentazioni non come mere immagini, ma come forme estetiche umane capaci di svelare l’anima nell’impenetrabilità del loro sorriso. Zanolari giunge a interrogarsi sullo stato attuale della società partendo in realtà dalla propria dimensione individuale: in Selfportrait il ritratto diviene autoritratto, autobiografia dei sentimenti e della corporeità, in cui l’artista, attraverso l’esplorazione e la rielaborazione del suo privato, mostra la parte del proprio Io più nascosta allo sguardo altrui. Quella che va al di là della bidimensionalità dell’opera, modificando a tal punto la sua immagine da indurre lo spettatore a interrogarsi sull’identità del suo stesso autore.
veronica pirola
mostra visitata il 26 aprile 2007
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