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fino al 20.VI.2010 | Elogio della semplicità | Milano, Fondazione Stelline

di - 9 Aprile 2010
In occasione della serata, la Fondazione
Stelline si veste di bianco, circondandosi di pochi (dedicati) suoni e di
un’insolita, raziocinante, livrea iconografica. All’interno delle sale con ingresso
su strada sono da notare, inoltre, l’ordine delle associazioni e le
connotazioni cronologiche; caratteristiche con le quali opere e artisti si
ritrovano, all’unisono. Sottostando al destino del proprio titolo, la
collettiva Elogio della semplicità cerca di includere Un carattere
dell’arte contemporanea
, mettendo in relazione l’accento concettuale modernista
(diffuso principalmente al piano terra) con l’energica composizione del poco
(distribuita
fra le opere dei contemporanei, al piano ipogeo). Ma andiamo con ordine.

Il primo piano della mostra dà il benvenuto
attraverso i busti di Paolini, l’incisività di Balka, le suddivisioni di Vitone, le forze di Nauman
e gli
zig-zag di Boetti. Ritrovandosi a passare una sorta di corridoio, a stretto
contatto con sculture, opere a parete, installazioni e video che si susseguono,
viene da ripetersi che Elogio della semplicità potrebbe far rima con
il cinquecentesco Elogio della follia, il libello di Erasmus da Rotterdam. Anche se
può non risultare propriamente agevole sovrapporre e individuare con precisione
questa rassegna con la follia erasmiana.

Eppure, la chiarezza terminologica ed
etimologica delle parole, greca e latina, che Erasmo utilizza nel titolo
originale dell’opera, Moriae enkomion, id est, stulticiae laus, possono in qualche
modo far intuire pregi e difetti de L’Elogio della semplicità. Tra i significati di
moria, stultizia e furor la follia di Erasmo infatti lascia emergere
una condizione concettuale che ricostruisce un mondo di innocenza, quasi infantile,
un universo che caratterizza l’uomo nel suo stato naturale, originario. Una
condizione pre-esistenziale, antecedente quindi alla regola, alla norma e della
forma, precorritrice della costituzione stessa della società e che, per questo,
non può essere definita immorale o sacrilega.
Quasi di riflesso, Verzotti si smarca dal tema
della follia per elogiare, attraverso opere moderne e progetti contemporanei (i
vuoti di Cragg, le intuizioni di Gordon, le capienze di Kuri e la rabbia d’artista
di Creed) la semplicità. Senza eccessive quanto ulteriori definizioni, la
semplicità in questo percorso artistico ambisce a diventare non solo la vera
dominatrice dell’intera civiltà dell’arte, ma anche un’apparente guida
dell’esistenza di ciascun uomo, “sia egli un saggio o un ignorante, un
potente o un umile

(Erasmo).

Ci auguriamo che, nonostante la delicatezza
cromatico-temporale usata nell’assemblaggio critico de L’Elogio della
semplicità
, sia
stato l’etimo classico di simplicem ad aver guidato ipotesi, profili e prospettive della
rassegna. Ricordiamo infatti, citando le performance intra-fisiche di Gina Pane e i segnali linguistici di Anselmo
(proiettati in
fondazione), che tra modernità, contemporaneità e istantaneità la semplicità
di questa
rassegna riesce a mostrare comunque un solo lato, un solo componente contrario
di duplice, triplice e molteplice. Quello appartenente all’eccesso
di rigore.


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dal 24 marzo al 20 giugno
2010

Elogio della semplicità.
Un carattere dell’arte contemporanea

a cura di Giorgio Verzotti
Fondazione Stelline
Corso Magenta, 61 (zona Magenta-Cadorna) – 20123 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 10-20
Ingresso: intero € 8; ridotto € 6
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39 0245462111;
fondazione@stelline.it;
www.stelline.it

[exibart]


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