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Fino al 20.VII.2013 | Gilberto Zorio | Milano, Lia Rumma

di - 18 Luglio 2013
La Process Art americana trova nella perdita di fissità un nuovo parametro della scultura e si concentra sul tentativo di visualizzare la causa fisica dei processi metamorfici delle materie. L’energia e la variazione dei materiali costituiscono il nucleo tematico centrale della ricerca di Gilberto Zorio (Andorno Micca, Biella 1944) protagonista dell’Arte Povera, scultore alchimista attualmente in mostra nella sede milanese di Lia Rumma, dove su tre piani si trovano installazioni cinetiche, alambicchi in pyrex e scintille a intermittenza, ispirati al pensiero greco dei presocratici intorno all’Universo, basato sulla semplice osservazione del cielo e degli elementi naturali.

Varcata la soglia dell’entrata, oscurata da tende nere, vivrete l’esperienza di uno spazio-limite,  al confine tra il visibile e l’impercettibile: basta avere pazienza e aspettare le epifanie di luce, che vivono ogni 15 minuti. Dal piano terra inizia il percorso sospeso tra esperienza fisica, confronto tra materiali diversi e ignoto, con Terra Stella (2013), un‘imponente costruzione di blocchi di gasbeton, materiale dell’edilizia, con siviera in ferro, sabbia, una lampada di Wood, fosforo e temporizzatore che emette scintille dalla pianta, appunto stellare, a confronto anche con Stella di cuoio su giavellotti (2007).
Zorio dagli anni Sessanta configura processi di aggregazione degli atomi, cogliendo caratteristiche volubili della materia. Tutto si origina dal vuoto che non oppone resistenza al passaggio della luce e a trasmutazioni chimiche intrinseche ai materiali stessi, nell’attesa di far comparire le variabili che designano mutazioni formali. Per l’artista bagliori di blu e luci artificiali divengono icone di mobilità permanente dello stato delle cose: è un’energia  naturale che restituisce alle sue opere, da vedere e non da raccontare.
Riprendendo il percorso espositivo, al primo piano, catalizza lo sguardo Luci (1968), composta da 8 blocchi di cemento, 12 lampade e cavi elettrici, che dialoga con l’opera recente sulla destra, Stella Vastok, (2013), formata da 5 giavellotti, in filo di rame, e un’altra Torre Stella (2013), costruzione sempre in gasbeton, che si estende  sulla terrazza, creando un metaforico ponte tra il passato e il presente, tra lo spazio fisico e mentale, attraverso scintille di luce.
Al secondo piano oscurato sono esposte due siviere sospese nel vuoto, una con un contenitore in pyrex, l’altra di gomma e con altri materiali, coaguli ricorrenti nel lavoro di Zorio, che sottoposti a reazioni cinetiche e chimiche scatenano forze misteriose. Qui attendete le luminescenti scariche precedute da suoni che vi preparano a configurazioni dell’ignoto attraverso stadi di trasmutazione della materia, dove le scintille tracciano cosmologie iridescenti. L’energia germinativa delle sue opere, basate sui principi della fisica e dell’alchimia, si diffonde nello spazio in un istante, quasi come un’onda elettromagnetica trasversale, materializzando convinzioni filosofiche, teorie di astronomia intorno al Cosmo inconoscibile. Appariranno squarci luminosi dall’irresistibile fascino che fendono il buio, che configurano sulla parete astri celesti, che tutelano il mistero di valori simbolici di civiltà, antiche e moderne.
Jacqueline Ceresoli
mostra visitata il 10 maggio 2013
dal 9 maggio al 20 luglio 2013
Gilberto Zorio
Galleria Lia Rumma, Milano
Via Stilicone 19, 20154
Orari: da martedĂŹ a sabato 11-14 e 15-19
Info: info@liarumma.it
www.liarumma.it

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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