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fino al 20.XII.2006 | Lorenza Boisi | Milano, Galleria Klerkx

di - 15 Dicembre 2006

All’ingresso della galleria Klerkx, che dedica a Lorenza Boisi (Milano, 1972) questa mostra personale, troviamo un grande dipinto raffigurante uno scheletro fatto di rami secchi, graziosamente vestito e attorniato da due gufi su uno sfondo innevato. Abbiamo, in nuce, tutti gli elementi del lessico pittorico dell’artista. I gufi sembrano voler condurre verso il territorio notturno del “rimosso”, verso gli aspetti intimi e autobiografici che, trasfigurati attraverso un universo iconografico ricco di simbologie, donano ai dipinti in mostra coerenza e forza espressiva. Ma il rimosso qui è soprattutto la morte, grande protagonista di molte tele della Boisi, evocata dagli alberi spogli del paesaggio invernale, dai falò consumati e, più esplicitamente, dall’immagine del teschio, tradizionale simbolo, nella storia dell’arte, del memento mori.
La mostra ci dà prova di come, a volte, non ci sia strumento migliore della pittura, dei suoi ritmi di esecuzione (ma anche di “lettura”) lenti, della sua fisicità, per esprimere concetti che i nuovi media spesso faticano a scandagliare o che addirittura hanno contribuito a travisare, a causa della distanza del mezzo virtuale, di un ritmo ai limiti del parossismo e della ripetizione compulsiva. Prendiamo ad esempio proprio il tema della morte: viviamo nel paradosso di una società (a dire il vero, di un’intera civiltà) che non riesce più ad accettarla come parte del ciclo della vita e che d’altra parte la rappresenta ossessivamente, sia pure in modo virtuale, mediata dalla televisione e dalle immagini di cronaca. La reiterazione delle immagini di morte conduce inevitabilmente alla banalizzazione ed è segno della volontà contemporanea di esorcizzare un qualcosa che è la negazione assoluta dell’ideologia moderna, fondat a sul progresso e sulla produttività, ancora oggi elemento cardine della nostra cultura. La pittura di Lorenza Boisi, con le sue voluttuose pennellate a olio, sembra esprimere pienamente il potenziale sovversivo che si cela dietro il pensiero della morte. Lungi dal risultare angosciosa, comunica un senso di sereno distacco e di calma contemplativa. Questo non impedisce una piena partecipazione emotiva dell’artista alla propria opera, che ha tra i suoi segni distintivi un carattere indubbiamente espressionista. La tavolozza cromatica è selezionatissima. Il verde e il blu delle scarpe e di alcuni indumenti che giacciono abbandonati. Il marrone degli alberi spogli. Lo sfondo algido del paesaggio innevato che lascia comparire qualche riverbero di azzurro e di grigio. La pennellata compone brevi tratti che si addensano l’uno sotto l’altro oppure linee più sinuose che contornano quasi integralmente le figure.
In uno dei quadri in mostra, l’artista compare ridotta al solo scheletro e alla sua riconoscibile capigliatura, mentre cerca disperatamente di ricomporre una collana andata in frantumi. Un detto della tradizione buddista afferma che è necessario immergersi nell’oceano delle passioni per trovare le perle preziose della saggezza. La pittura di Boisi sembra testimoniare un analogo itinerario artistico e interiore.

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dal 20 novembre al 20 dicembre 2006
Lorenza Boisi – Call me Winter, call me Snow
Galleria Klerkx, Via Massimiano, 25 (20134) (Zona Ventura)
+39 0221597627 – info@manuelaklerkx.com – www.manuelaklerkx.com
martedì – sabato ore 13.00 – 19.00 (possono variare, verificare sempre via telefono) – a cura di Marta Casati


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