Conferire alla materia unâostinata, a volte repentina resistenza è per
Naama Tsabar (Yavne, 1982; vive a New York e Tel Aviv) un compito di
fisiologia della creazione. Negli spazi della Galleria Pianissimo, la giovane artista israeliana presenta, come sua prima personale,
Night Falls. Questa mostra ben architettata, fin dal primo sguardo ha la capacitĂ di restituire il vuoto allo spazio, rivelando tutta la sua densitĂ . E la sua immancabile cedevolezza.
Come da tradizione per le mostre ospitate in questa galleria, Tsbar presenta poche opere, pochi segni che, però, puntano a lasciare nellâosservatore una duratura impressione di senso. Quel che troverete, in apparenza, corrisponderĂ dunque a unâinstallazione di grandi dimensioni, una proiezione doppia e un trittico composto a parete.
Proprio allâingresso sâincappa nella gigantesca
Night Falls-Gaffer Screen, un largo telone bianco che scende dal soffitto per occupare quasi interamente la visione dâinsieme degli spazi allestiti. Il tessuto, come una tenda, è stato trattato con prodotti quali colle e resine, che gli conferiscono una superficie spessa, ricordando vagamente il riquadro ingigantito di un supporto preparato per essere dipinto. Un lato del telone sembra sia stato immerso in una sorta di liquido lattiginoso che lo ha colorato di bianco, mentre dal lato opposto la vernice nera di cui è ricoperta la superficie ricorda, come densitĂ e consistenza, la graniglia dellâasfalto. Questo imponente paravento è una quinta di teatro dalla quale ci si affaccia per veder cadere la notte in cascate. La sua funzione cambia quando, dallâinterno degli spazi, si osserva lâintera installazione.
Da questâaltro punto di vista, dunque, il telone diventa uno spazio usato come schermo video per proiettare, su sfondo nero, immagini intermittenti di fiammelle e scintille provocate dai bastoncini di pirite, quelli che solitamente si usano durante le feste. Seguendo un estremo processo di minimalizzazione del concetto, lâartista lascia che le luci tremolanti assumano la forma metaforica delle costellazioni, costringendo lo spazio filmico al buio dellâinfinito.
Un infinito senza piĂš punti fissi. Un infinito che, ricordando i temi e i concerti cari allâartista, potrebbe anche ritrarre lâoscuro di qualche festa organizzata come un rave o come contorno a un dancefloor. Lâaspetto sinistro di questa lettura plausibile è dato dalla colonna sonora che accompagna il video, lasciando aleggiare nellâaria la vertigine ipnotica che tende a rappresentare.
Al di lĂ di questo video fluttuano, inarcandosi a partire dal muro, i due lavori
Night Falls-Tired Shelf e
Night Falls-Tired Shelf (Wide): tre lastre in alluminio inarcate e chine su loro stesse a causa del peso che sopportano e della sottigliezza che le caratterizza. Come vere e proprie cascate in notturna, quel che vedrete attraverso i loro riflessi è lâombreggiatura stesa e plasmata sulle geometrie del buio.