Francesco Vezzoli sa persuadere. Nella trilogia dei suoi film onvince personaggi inavvicinabili a sistemarsi in luoghi inaccessibili (case-museo private o lo stesso schermo cinematografico) e li invita a fare cose improponibili (recitare non è cosa da tutti, ricamare non rientra nelle pratiche del divismo ufficiale). Lavora come un produttore, si occupa del casting, delle location e tesse (o meglio, ricama) una trama complessa di conoscenze, permessi e concessioni. Le sue idee complesse prendono così forma: stringe la mano a quella grande diva, fa lavorare quel videomaker o tal celebre fotografo, si fa dare in prestito un noto abito di scena di quel vecchio film e si fa dire quelle parole che voleva tanto sentirsi dire (Please, Francesco…/ Oh, Francesco piagnucolava Bianca Jagger in La Voix humaine).
Modernariato hollywoodiano e glamour d’annata, risate sotto i baffi e una gran manciata di decadentismo. Questo si chiama fantasticare onestamente , perchè, diciamocelo, la specie umana è più ferrata nei sogni kitsch che non nei fini alti dei grandi progetti, è più attratta dall’autografo che dal poema epico, più dal set che dal campo di battaglia, più dal pettegolezzo che dalla storia. Chi denuncia leggerezza in Vezzoli è uno struzzo (e non sono pochi).
Molti divi della vecchia Hollywood hanno iniziato a ricamare a punto croce su suggerimento dei propri psicoterapeuti. Questa è l’immagine di partenza in Francesco Vezzoli, questa l’origine del suo desiderio decadente. Le sue sartine ne avrebbero di gossip e aneddoti da raccontare, ma preferiscono lavorare in silenzio e mostrarsi come icone nostalgiche.
In Francesco by Francesco, l’artista invita a collaborare Francesco Scavullo, fotografo statunitense autore di celebri copertine per Interview Magazine . Francesco si sistema davanti all’obbiettivo di Francesco e si fa ritrarre, prima che beltà sfugga, in un’acuta riflessione sul tema del narcisimo e dell’autorappresentazione. In mostra una serie di fotografie scattate da Scavullo e poi ricamate da Vezzoli.
Per l’occasione è presentato il libro The Needleworks of Francesco Vezzoli, pubblicato da Hatje Cantz, a cura di Jan Winkelmann, Galerie für Zeitgenossische Kunst di Lipsia, con testi di Dan Cameron, Gianfranco Maraniello, Barbara Steiner e Jan Winkelmann.
articoli correlati
La personale di Francesco Vezzoli a Rivoli
Inizia la Biennale, c’è Vezzoli
Francesco Vezzoli a Basilea
In mostra a Roma gli ultimi dieci anni di giovane arte italiana
link correlati
Il sito della Galleria Giò Marconi
laura carcano
mostra visitata il 22/11/2002
Fino al 15 febbraio 2026, eXtraBO a Bologna ospita “Corpo Tessuto 01” di Simone Miccichè: un progetto in cui la…
Parte da Palazzo Reale la grande mostra Metafisica/Metafisiche diffusa su quattro sedi istituzionali di Milano. E indaga a fondo una…
Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 9 al 15 febbraio, in scena nei teatri…
Al Laboratorio degli Angeli di Bologna, un progetto espositivo presenta una serie di opere che ci fanno entrare nelle profondità…
Le opere del duo Pennacchio Argentato mettono in tensione il rapporto tra messaggio e medium: la mostra diffusa negli spazi…
Negli spazi di Villa Rospigliosi di Prato, la nuova mostra di Chiara Ventura indaga relazioni, limiti e responsabilità affettive, attraverso…
Visualizza commenti
Be Ontani lo fa da 30anni....le lacrime e il riccamo sembrano proprio un'enfatizzazione....francesco basta con i narcisimi gay, hanno stufato.