“Nelle mie installazioni confronto lo spettatore con diversi vocabolari estetici, con un insieme di generi, non tanto per scoprire un non senso del segno, ma piuttosto per inventare un vocabolario in accordo con le nuove circolazioni del sapere”. Con queste parole, Claire Maugeais (Angers, 1964) spiega il senso della sua ricerca espressiva. L’immagine dello spazio architettonico e urbano quotidiano diventa infatti nei suoi lavori un nuovo spazio su cui realizzare incessanti sperimentazioni. Ne è prova anche l’installazione ideata appositamente per la Galleria milanese 1000Eventi, dove viene ospitata in questi giorni la prima personale italiana dell’artista parigina.
Nella prima sala dello spazio, si trova un collage di grandi dimensioni composto da piccole immagini fotocopiate del simbolico Joshua Tree. La fotografia, scattata in California, viene riproposta innumerevoli volte come elemento decorativo sulla parete, in modo da creare all’interno un ambiente naturale completamente estraneo e antitetico allo spazio urbanistico esterno.
I sei ricami in filo di seta su trama da tappeto esposti nella medesima stanza rappresentano, invece, una serie di vedute dall’alto di diversi impianti urbanistici. Sembrano visioni astratte che fanno deviare la percezione dello spettatore rispetto a ciò che è realmente raffigurato, in un continuo rapportarsi tra realtà e apparenza. Stesso scambio percettivo tra reale ed irreale è presente anche nelle due tende con architetture dipinte decontestualizzate e “ricostruite” che animano la seconda stanza.
La metodologia lavorativa della Maugeais tiene dunque conto del montaggio in senso cinematografico e del collage in senso pittorico, evocando al tempo stesso l’architettura, la pittura e il cinema, come tributo alle arti visive nel loro insieme. Diversi mezzi espressivi (come tende, fotografie, ricami, tessuti dipinti o stampati, tappeti realizzati manualmente) documentano infatti la raffinata sensibilità dell’artista parigina, progettista della nuova metropolitana di Tolosa, e la sua personalissima riflessione sulla rivisitazione dello spazio reale attraverso l’immagine.
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