La collaborazione tra Micelle Lopez, nata a Manila, nelle Filippine, ed ora cittadina di New York dove insegna alla Facoltà di arte della Columbia e della New York University, e la Fondazione Nicola Trussardi parte proprio dalla realizzazione dei pezzi in mostra, per la fattura dei quali l’artista si è servita degli artigiani e dei materiali del noto marchio.
La pelle di cui sono rivestiti gli oggetti, realizzati in fibra di vetro, cambia di volta in volta natura: cuoio, cavallino beige, bianco, nero, perfino il daino, e poco si addicono a forme che vogliono essere primordiali, ambigue, e che, nell’uso di materiali così rari e preziosi, perdono in parte la loro immediatezza, la loro provocatorietà.
Il titolo dell’esposizione è comunque perfetto: uscendo dall’ascensore ci si trova in una stanza semibuia, popolata da tronchi di alberi di cui non si possono vedere le chiome.
Francesca Pagnoncelli
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Mi si dirà che voglio vedere solo cose belle ma io dico che il vedere mostri appallotolati, pronti a scattare e a morderti un polpaccio a tradimento, non mi piace proprio, anzi non voglio proprio entrare in un terribile incubo infestato di mostri, lo lascio a Michelle Lopez. Io amo la poesia, l'arte vera, mi piace la spiritualità, desidero abbellire la mia anima e guardare oltre.
Hai proprio ragione Maria! E' proprio un posto per sarti stilisti quella foresta. Sarebbe bello che si dessero tutti appuntamento lì dentro e che le forme di Michelle Lopez si svegliassero davvero! Anzi no, altrimenti poi dovremmo subire le agiografie dei martirizzati, a loro volta carnefici dell'arte e dell'autenticità.
Caro Eta Beta io penso che tutto quell'insieme di stanza semibuia, tronchi di alberi senza foglie, mostriciattoli appallottolati pronti a scattare e a morderti, uova di struzzo rotte che segnano il percorso, sia studiato per destare curiosità, per far parlare in merito, per attirare. Il titolo "Avventure in un commercio di pelle" rende l'idea. Non comprendo però la mancanza di gusto, di eleganza, di idee migliori, Dici bene non mettiamoli nella foresta, non vogliamo storie di santi martirizzati, a loro volta carnefici dell'arte e dell'autenticità. Ti auguro cose belle. Cari saluti Maria