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Fino al 22.VII.2016 | Anish Kapoor | Lisson Gallery, Milano

di - 15 Luglio 2016
Variabili di torsioni, plasmate in 13 sculture astratte in acciaio lucidato prodotte su scala ridotta (altezza 30 cm) issate su piedistalli bianchi di Anish Kapoor si ergono come totem iconici di tensione votiva al piano terra dell’algida Lisson Gallery milanese, che irrorati di luce catalizzano lo sguardo e alterano la percezione dello spazio. Queste sculture datate 2014, dalle forme tortili, creano riflessi ingannevoli, effetti visivi cinetici, fughe prospettiche, moltiplicazioni di piani e cortocircuiti prospettici che danno forma a investigazioni intorno al vuoto, esplorazioni ovoidali che avrebbero entusiasmato Umberto Boccioni, Contastin Brancusi, Gabo e Anton Pevsner, scultori astratti, le cui opere sembrano dare solidità al ritmo incessante delle forze insite negli oggetti.
L’artista angloindiano, nato a Bombay nel 1954, da madre ebrea irachena e padre indiano di religione hindu, cresciuto nella Londra degli anni Ottanta, noto per ciclopiche opere pubbliche, come la monumentale Cloud Gate (2004) nel Millenium Park di Chicago, o C-Curve (2007), nel prestigioso Chateuau de Versailles (2015), indaga le potenzialità delle forme concave e convesse scolpite con superfici specchianti che plasmano il vuoto e puntano sulla distorsione dell’immagine riflessa anche dello spettatore.

Kapoor a Milano ha esposto nel 2011, nella Fabbrica del Vapore, un tunnel di 60 metri, invece alla Rotonda della Besana, un cratere di 12 metri che colava cera rossa: entrambe le opere erano d’impatto scenografico, mentre le nuove sculture di piccolo formato esposte alla Lisson, di vocazione spiritual, sono più meditative e “silenziose”, e aprono riflessioni di matrice simbolica sul nostro tempo narcisistico, ossessionato dallo spettro della paura e irreversibilmente ripiegato su se stesso.
Ma il bello della mostra si trova nel cortile interno della galleria, a ridosso del Vigneto di Leonardo da Vinci (Casa degli Atellani), dove ipnotizza la quattordicesima scultura As yet untitlet, di un metro d’altezza in acciaio lucidato, in cui si rispecchia il giardino circostante, trasformato in uno spazio fluido, dalle immagini distorte, effetti anamorfici suggestivi d’illusione ottica che rimandano alla parte inferire del dipinto Gli Ambasciatori (1533) di Hans Holbein il Giovane (National Gallery, Londra), dove osservando con attenzione si scorge la figura di un teschio. E, per concludere si consiglia ai visitatori più curiosi di chiedere agli addetti di vedere le opere “segrete”, alcune sculture circolari, che trasudano di spiritualità, dalle profondità concave di metafisica plasticità, esposte al piano interrato della galleria e, peccato non accessibili al pubblico.
Jacqueline Ceresoli
mostra visitata il 13 maggio
Dal 13 maggio al 22 luglio 2016
Anish Kapoor
Lisson Gallery
via Bernardino Zenale 3, Milano
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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