Doppio appuntamento milanese per Gianni Caravaggio (Rocca San Giovanni, Chieti, 1968. Vive a Milano e Stoccarda) che, oltre alla terza personale nella galleria di Francesca Kaufmann, inaugura un evento in contemporanea al Nike Studio.
In galleria si esordisce cronologicamente con Melanconia, ovvero trasparente (1995): ispirandosi al tema classico evocato dal titolo, l’artista propone un proprio ritratto fotografico double face in bianco e nero sospeso nella piccola sala. La mano sulla quale poggia il volto appartiene a un anziano, cosicché si mette a nudo il fil rouge della mostra, incentrata su una sorta di fenomenologia della coscienza interna del tempo, volendo citare un mirabile ciclo di lezioni tenute da Husserl.
I restanti e recenti tre lavori proseguono la ricerca su quel complesso versante, coniugandolo con il noto interesse dell’artista nei confronti della percezione, talora strutturalmente e consapevolmente frustrata, dei materiali scelti. Così La visione di una stella proiettata verso la sua origine miscela astralmente bronzo, alluminio e cioccolato in una maniera che fa pensare ad un Nunzio in stato di grazia; mentre Istanti energetici affianca alluminio, cioccolato fondente e cera nera. Le sfere composte dagli ultimi due materiali citati si dispongono all’interno di fasce metalliche ritorte, la cui forma intersecata rimanda alla struttura del labirinto “classico”, dotato perciò di un’unica strada circonvoluta e disorientante.
La seconda parte della mostra al Nike Studio, purtroppo durata pochi giorni, organizza la visione di vari lavori scultorei e video, dai più recenti My Brain and thought (2004), Sugar no Sugar molecule (2002) e Sugar no Sugar metamorphosis (2002) a ritroso sino a Giocami e giocami di nuovo (1996). Questa sorta di giovannissima retrospettiva intitolata … e altri grovigli temporali si arricchisce ancora di due opere del 2001: Lunatico consiste in una pila di cartoncini bianchi sovrapposti e dotati di sette fori circolari. Vi sono quattro possibilità per disporli in maniera tale che almeno due concavità formate dai fori siano “ordinate” in senso dicendente quanto al loro raggio. Un lavoro che dunque formula un’aleatoria regola per la gestione dello spazio-tempo, finanche nell’attenzione richiesta per l’allestimento ogni volta ripetuto. Il secondo lavoro è What does your soul look like, groviglio di filo di nylon arancione che dà vita a una poetica ciocca di capelli. Ma a guardar bene, ognuno di quei fili è una traiettoria, quella descritta dalle ormai proverbiali lenticchie rosse di Caravaggio.
Poverismo e Concettualismo s’intersecano con un esito a tal punto originale da disegnare uno scenario -nient’affatto futuro- di grande interesse per il lavoro dell’artista. Perché denso di riflessione e progettuale in senso pieno. Come se ne vedono assai pochi ultimamente, non solo nella nostra penisola.
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