Fra le gallerie più potenti del circuito milanese e italiano, lo Studio Guenzani ha un parterre di artisti giovani e già affermati che costituisce un patrimonio invidiabile. Era dunque prevedibile che venisse inaugurata un’altra sede, uno spazio project che si affiancasse alla storica sede di via Eustachi. La zona prescelta è quella di Porta Venezia, dotata di una tradizione che, nonostante avesse subìto una certa decadenza negli ultimi anni, con l’apertura di nuovi spazi, il rinnovato impegno di quelli già esistenti e ora la riapertura dei cancelli dei Caselli daziari, sicuramente conoscerà una nuova vita.
Lo stabile scelto da Guenzani è una tipica casa di ringhiera e lo spazio si trova al pianterreno del cortile interno. Se la metratura non è affatto imponente, almeno nel caso della mostra inaugurale si è potuto usufruire anche dello spazio a cielo aperto. Ed è proprio dedicato a quello spazio solo potenzialmente comune l’intervento ideato da Patrick Tuttofuoco (Milano, 1974), perno della sua personale The Circle. Un’installazione luminosa sospesa al centro della corte e costituita da cinque neon circolari che si illuminano alternativamente e con colori cangianti, creando un’atmosfera piacevole, ma soprattutto significando una circolarità connettiva fra gli usci che la circondano, come ad invitare al dialogo fra i vicini e i dirimpettai dei ballatoi che corrono lungo le pareti interne dello stabile. L’attenzione al luogo in cui è insediata la galleria non si è però limitata all’interveto site specific all’esterno. Nella sala prosegue l’interazione profonda che Tuttofuco ha avviato e progettato insieme agli abitanti del palazzo. Infatti, le due proiezioni recto/verso consegnano al visitatore l’immagine dei suoi inquilini. L’artista ha domandato loro di scegliere negli album fotografici alcuni scatti che poi ha ritoccati, inserendo ancora una volta quei circoli che adornano e talora re-significano le stampe. Scorrono così ritratti eterocliti, (con)fusione di etnie, generi, sessi, atteggiamenti… Un’autentica sim-bolica dello stabile milanese, nella sua etimologia di riunione e relazionalità. Un’operazione di scavo e recupero della relazionalità che contraddistingue da sempre l’operato di Patrick Tuttofuoco, che ancora una volta conferma la sua attitudine lieve e socialmente attenta alle dinamiche umane, senza però alcuna pretesa dogmatica. Come ci ha raccontato con la consueta schiettezza, “ho usato la forma del lavoro per rendere visibile ciò che, ai miei occhi, già c’era…”.
Completa il lavoro un’installazione murale composta da immagini prelavate dal web, dove i soggetti sono ancora una volta forme circolari, appartengano a dischi volanti o sedute spiritiche, mentre una discreta applicazione murale indica il numero 40. E’ l’interno che corrispondeva al custode del palazzo, deceduto recentemente e omaggiato così dall’artista milanese.
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morimura, usando un eufemismo direi che sei un maleducato.
non ho bisogno di lavori, sono a posto e ti ringrazio per l'interessamento.
fra l'altro, uso un nome (anzi due) e un cognome, mentre nel tuo caso ti nascondi dietro uno pseudonimo che non comprendi.
invidioso? fallito? sono fattacci tuoi, ma i commenti che scrivi sono inutili, molto semplicemente
ma è mai possibile che tra tutti gli utenti di exibart non ci sia nessuno in grado di offrire un lavoro all'ineffabile Giacomelli? Guenzani prendilo con te, ti farà dei comunicati stampa adoranti...