Le sculture di Carl Andre (1935) riducono la ripetizione di forme geometriche primarie, tipica delle opere minimal, all’iterazione di una sola forma, un quadrato, in dimensioni e materiali diversi. Le lastre sono incastrate tra loro e disposte a formare figure a terra, su cui gli spettatori devono camminare. La combinazione di unità modulari secondo un ritmo alternato di pieni e vuoti, che richiama Brancusi, costituisce sculture che sovvertono i canoni classici. Scese dal piedistallo e poste a terra sono site specific, legate al contesto; ricordano Long e Flavin, poiché sono “sculture come luoghi e situazioni” non come forma.
I componenti di Milano Elica sono smontabili e ricomponibili, come tutte le composizioni di Andre, per poi essere ricomposte con nuovi componenti o mantenendo quelli originali. L’elica occupa uno spazio a cui da forma seppure senza riempirlo e la natura grezza dei materiali industriali prefabbricati che la costituiscono (zinco, alluminio e rame) non è nascosta ma, al contrario, valorizzata poiché definisce la scultura stessa. Dalle prime opere in legno, della serie Essentials, Andre è passato all’uso di due o più metalli, utilizzando componenti di diversi formati per delineare le sezioni della struttura totale.
L’artista americano ha “ridotto il vocabolario della scultura del ventesimo secolo a segni basilari come quadrato, cubi, linee e diagrammi, articolando la tridimensionalità attraverso la considerazione del suo spazio negativo così come di quello positivo” scrive Cornelia Lauf, creando “un linguaggio primordiale della forma”. Come le poesie che sembrano disegni: equivalenti linguistici alla sua scultura, che esprimono modelli semplici e razionali.
Le proprietà fisiche dei metalli dell’elica: colore, capacità di riflettere la luce e consistenza, riprendono le qualità intrinseche di vetro e cera, come la liquidità e la luminosità, che plasmano il lavoro di Melissa Kretschmer (1962). Il vetro è duro e frangibile ma allo stesso tempo è un liquido viscoso che trasmette e riflette la luce. La trasparenza inganna la percezione dello spessore, come la variazione di translucidità e colore data dagli strati di cera sciolta e applicata sulla carta. Come afferma l’artista, pur cambiando stato fisico e forma, vetro e cere vengono catturati in rigorosi formati geometrici, perfetti a colpo d’occhio, ma segnati da micro-imperfezioni diffuse.
Più che impiegare materiali ready-made, freddi o grezzi, la Kretshcmer indaga la natura della materia in relazione alla luce, rivelandone i continui stati di mutamento. Le sue composizioni su carta giocano con le diverse densità di colore. E le figure così create paiono riprendere, come in Twining, i reticolati di quadrati intersecati e le simmetrie geometriche dell’elica di Andre.
francesca ricci
mostra visitata il 24 marzo 2005
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