A Palazzo Reale, negli ambienti appena restaurati del «piano nobile», si è appena inaugurata una mostra dedicata all’originale arte della «Pietra dipinta», curata da Maria Teresa Franco Fiorio, Stefania Mason e Mauro Natale. Una particolare esibizione che promette di far conoscere, non solo agli intenditori, questa arte così curiosa che coniuga alla tecnica artistica la realtà naturale. I visitatori avranno l’occasione di vedere, per la prima volta in mostra, una prestigiosa collezione privata di circa duecento dipinti su pietra, che attirò anche l’attenzione di Federico Zeri, che alle pietre dipinte dedicò saggi e documentari. Queste opere si distinguono per la particolarità del supporto di base: una varietà sorprendente di materiali «lapidei» sostituisce le tradizionali tavole o tele. Un trionfo di pietre tagliate e levigate, di marmi variegati, lucidi alabastri, nere lavagne, ametiste e lapislazzuli dai colori brillanti, agate minuscole e onici preziose.
Questo tipo di produzione pittorica, piuttosto rara e circoscritta nel tempo, tra il XVI e il XVII secolo, fu specchio dell’assoluta creatività dei pittori che cercarono di coniugare l’opera della natura, che come una vera maestra crea nei materiali lapidei particolari effetti cromatici, strane venature, disegni ricercati e sempre diversi, senza mai ripetersi e riuscendo ogni volta a stupire l’essere umano che da sempre cerca di imitarla. All’opera della natura molti artisti unirono la fantasia e la perizia tecnica per utilizzare i materiali lapidei sia come supporti materici sia come fonti di ispirazione per i soggetti delle loro pitture. Così, lo sfondo cupo dell’ardesia diviene elemento naturale per ambientarvi scene notturne e far risaltare i contrasti luce-ombra, mentre le vene ondulate e sinuose ed i colori di marmi preziosi, rappresentano naturalmente un perfetto fondale di paesaggio, in cui collocare storie sacre e profane.
Questo tipo di produzione si diffuse in area geografica che abbraccia l’Italia, la Francia ed i Paesi Bassi. In talia si sviluppò nel veronese, nell’ambiente romano, dove si conservano anche pale d’altare su lavagna di grandi dimensioni e di grandi artisti, come quelle di Rubens in Santa Maria in Vallicella, e in quello fiorentino, dove sono frequenti le “paesine” opere che seguono le venature della pietra alberese come sfondo di paesaggio.
Alla memoria di Federico Zeri, il critico d’arte recentemente scomparso, è dedicata l’esposizione, integrata dalla proiezione di un documentario in cui lo stesso Zeri narra lo stato delle ricerche e le difficoltà incontrate nel dare una paternità alle opere. Accanto a pezzi ancora anonimi spuntano infatti nuove attribuzioni e nomi noti, come quelli di Palma il Giovane, Jacopo Bassano, Bernardino Campi, Bartolomeo Schedoni.
Cristina Resti
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Una piccola ma bellissima mostra, allestita da Pierluigi Pizzi come una vera "camera delle meraviglie": e i dipinti su pietra lasciano a bocca aperta, sia per la qualità straordinaria della collezione, sia per gli sfondi inconsueti. Andatela assolutamente a vedere!
Gent.ma redazione di ExibArt
Ringraziandovi per il preziosissimo lavoro che svolgete, mi permetto solo di farvi notare che, sia in questo articolo che in altri, sono assenti le didascalie riferite alle opere selezionate.Certo è un bell'esercizio e sfida per chi come me studia e si appassiona all'arte antica "scoprire"gli autori delle singole opere, ma si auspica ua soluzione a questa svista.
Rinnovo comunque i miei complimenti e la mia ammirazione per il lavoro che svolgete con tanto entusiasmo e passione.
Un saluto, Leonardo Catalano.