Si intitola “Artisti in gioco” la mostra in corso a Busto Arsizio, presso il terzo piano della Fondazione Bandera per l’Arte, fino a domenica 11 marzo 2001.
La rassegna, curata da Alberto Fiz e patrocinata dalla Provincia di Varese, presenta una trentina di dipinti, sculture ed installazioni di Alighiero Boetti, Corrado Bonomi, Giannetto Bravi, Aldo Mondino e Antonio Riello: cinque artisti della contemporaneità uniti dalla volontà di indagare la componente ludica e, in taluni casi, ironica dell’arte.
Il percorso espositivo principia con l’intrigante ricostruzione Kitsch dell’Oriente, realizzata da Giannetto Bravi. La sua più recente produzione artistica – presentata lo scorso anno alla Galleria Dieci.Due! di Milano, nella mostra “La mia Cina è buona da mangiare” – è caratterizzata dalla riproduzione di immagini di cibi, estrapolate dai menù dei ristoranti cinesi. Ne sono esempio le tele “Cappelli di funghi con verdura saltata” (1999) e “Ravioli al vapore” (1999), esposte accanto alla curiosa installazione “Perle di golosità” (2000): una statua in ceramica colorata raffigurante un Budda felice che regge tra le mani una coppa con delle nocciole al cioccolato. La rassegna prosegue con Alighiero Boetti, uno degli esponenti di spicco dell’arte povera, che confluì poi nella coeva corrente concettuale.
“Aelleigiaccaieerreobioetitii” (1967) “Manifesti” (1967) e il coloratissimo arazzo su lino “Oggi trentunesimo del quinto mese anno uno nove otto nove” (1989) – in mostra per gentile concessione della galleria milanese 1000Eventi, con “Per l’amor del cielo” (1985) – documentano gli aspetti ludico-combinatori della sua ricerca artistica sul linguaggio.
Dai lavori del Maestro torinese si giunge alle opere di Aldo Mondino, indiscusso protagonista della figurazione italiana del dopoguerra, che utilizza i cioccolatini Peyrano, per creare composizioni vivaci e divertenti, come “Frida” (1999), Gaudì (1999) e “Alexandros” (1999). Altrettanto simpatico è il “Lampadario Bic” (1992), in cui una serie di penne vengono fatte “penzolare” perpendicolarmente lungo una struttura circolare in ferro.
Nella stessa sala, si trova anche l’opera-simbolo della rassegna: “Busto Arsizio” (1991), un ironico bronzo, realizzato giocando sul doppio senso delle parole. Si tratta, infatti, di un busto di colore scuro che sembra bruciato con un grande cappello verde sul capo, il cui braccio mozzato ricorda il naso di una scultura picassiana. E’ invece ispirato ad un’opera futurista l’altro lavoro bronzeo in mostra “La mamma di Boccioni” (1992), in cui al posto del seno ci sono due grandi palle da bowling.
Completano la carrellata due giovani artisti del “Concettualismo Ironico Italiano”: Corrado Bonomi e Antonio Riello. Il primo realizza opere, in cui ci sono continue citazioni al fumetto, alla fiaba, alla pubblicità ed al cinema, come testimoniano il Topo Gigio in trappola di “Cosa mi dici mai” (1993) e i puffi polverizzati da un passaverdura di “Gargamella Dream” (1997).
Antonio Riello crea, invece, dei giochi pericolosi e destabilizzanti, come l’“Altalena” (1997) o il “Cavallino a dondolo” (1997), sui cui seggiolini sono posizionati degli spilli, con le punte rivolte verso l’alto.
Per concludere si segnala che a corredo della rassegna, allestita in contemporanea con “Ottocento italiano.
Da Lega a Wildt”, è stato pubblicato dalla Fondazione Bandera per l’Arte, un agile volumetto, contenente un breve testo critico di Alberto Fiz e riproduzioni a colori di alcune opere in mostra e di altre immagini di repertorio.
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