Gianni Bertini (Pisa 1922), PhD in matematica pura, un amore sviscerato per Parigi. Disegnando un percorso sempre riconoscibile, ha aderito a diversi “movimenti” del Novecento, dai Gridi segnaletici al MAC al Nucleare , dal Nouveau Réalisme fotosensibile alla Mec Art alla poesia visiva, fino all’attuale impiego delle tecnologie digitali. All’opera “pittorica” si aggiunge il rapporto con gli intellettuali, primo fra tutti Pierre Restany, nonché l’attività “libellistica” pregna di spunti, per esempio il Manifesto della Retroguardia (1997), in cui si legge “la Retroguard
Procedendo dal basso in alto, l’allestimento sviluppa un percorso cronologico a ritroso dal 2003 al 1948. Invertendo l’ordine, va citato Rotore (1949), che testimonia l’interesse per la dimensione iconica peirceana, le cui lettere significanti contrastano con il movimento indicato da frecce che significano il soggetto. Esplosione (1951) è un notevole esempio di concretismo, anche se la sua atipicità ricorda la posizione decentrata che nel movimento aveva Carol Rama.
Splach (1960) manifesta il rinnovato interesse “lettrista” di Bertini, facendo segno verso quella che sarà la poesia visiva, ambito al quale proprio Bertini, in ambito italiano e francese, contribuirà con opere e materiali teorici. Un’altra direttrice è quella rappresentata da un gestualismo razionalizzato, il cui esempio più notevole in mostra è l’Amphithéâtre Perséphonique (1962). D’altronde, proprio in quell’anno Restany invita Bertini all’evento “Pays réel”, definendo il suo lavoro una “strutturazione sociologica dell’immagine”.
Bertini riprende alcuni suoi lavori a distanza di tempo, per esempio Bella di giorno (1964) e Nel pomeriggio (1974), dove i formati differiscono così come le ac
Il momento è propizio per apprezzare l’opera del toscano di Francia, anche perché per l’occasione è stato pubblicato un interessante catalogo e a Milano inaugurano altre due personali nelle gallerie Annunciata e Artestudio.
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