Tanti piccoli tasselli che formano un puzzle intimo e delicato. E’ questa la sensazione che si ha uscendo dalla mostra Leave the little light on when I’m coming back home at night, prima personale in Italia dell’artista israeliana Talia Keinan (Kfar Saba, 1978. Vive a Tel Aviv). Le opere esposte non seguono un unico filo narrativo, ma piuttosto abitano un universo creativo che combina per associazione gesti effimeri e attimi quotidiani sul punto di svanire. Già dal titolo, una canzonetta inventata dall’artista, si intuisce che la luce è la vera protagonista della scena. E in effetti l’intera mostra sembra girare intorno al rapporto fra la luce e la sua assenza.
Il primo piano dello spazio espositivo è illuminato a giorno. Lungo le pareti, una serie di collage e disegni giocano con il riflesso della luce grazie a una sapiente combinazione di superfici e tecniche diverse. Al centro l’opera The Black River, un giradischi nero su cui galleggia leggera una piuma bianca e da cui esce un suono rauco dato dal grattare discontinuo di un bastoncino di legno sul fondo.
Scendendo al piano inferiore si passa improvvisamente dalla luce del giorno all’oscurità della notte. Qui sono raccolte le opere forse più interessanti dell’artista, una serie di cinque installazioni che riflettono sulla linea sottile che separa la realtà dalla finzione, il mondo naturale da quello artificiale.
Sul muro centrale si staglia il profilo imponente di una montagna in acrilico nero, la cui cima diviene un palcoscenico su cui si sussegue una serie di brevi filmati: il fidanzato dell’artista che suona nell’intimità del suo studio, un gruppo di ballerine la cui performance è stata scaricata da YouTube, una cascata d’acqua, uno stormo di uccelli che vola alto nel cielo albeggiante, un paesaggio al tramonto. Sembra di trovarsi davanti a un piccolo microcosmo, un organismo vivente che secondo un ritmo proprio ripercorre la ciclicità della vita.
Sulla parete accanto si trova l’opera Two Flames: un disegno a grafite che rappresenta un ammasso di legna, forse una piccola barca che si avvicina ai piedi della montagna, alle cui estremità sono proiettate due esili fiammelle che brillano debolmente come sul punto di spegnersi perché mosse dal vento.
Il senso di caducità accennato dalle due deboli faville si fa più pressante nell’opera Ketem. Sassolini bianchi cosparsi per terra e illuminati da una lampadina accesa richiamano alla memoria l’immagine di una tomba, su cui si diffonde inesorabilmente una macchia nera (ketem in ebraico) fino a inghiottire l’intera superficie. Ed ecco che quando l’oscurità sembra aver preso il sopravvento, un gruppo di farfalle inizia a volare intorno alla fonte luminosa, fino a quando la macchia nera non sparisce lentamente e tutto ricomincia.
Cercare di capire il significato ultimo delle singole opere di Talia Keinan è un’impresa di certo non semplice e forse inutile. La loro forza creativa risiede infatti nell’abilità di ipnotizzare lo spettatore, accompagnandolo dolcemente in un mondo magico in cui anche il gesto più banale della quotidianità si carica di poesia.
gloria de risi
mostra visitata il 16 aprile 2011
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dal 14 aprile al 25 giugno 2011
Talia Keinan. Leave the little light on when I’m coming back home at night
a cura di Gabi Scardi
Galleria Riccardo Crespi
Via Mellerio, 1 – 20123 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 11-13 / 15-19,30
Ingresso libero
Info: tel. +39 02 89072491; info@riccardocrespi.com; www.riccardocrespi.com
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