Due messicani, trentenni, arrivano a Milano. E l’arte cambia luogo. Dopo un percorso di vita varia, Gabriele Acevedo Velarde e Juan Pablo Macias convergono nel cemento nudo di Ciocca arte contemporanea. Il loro sapore è forte, agramaro come la resistenza, il gusto in bocca è schifato ma altero. In parallelo, il loro sviluppo artistico è reazione chimica e ribelle. Creatività contro-sistema. L’Occidente in genere, l’america yankee e l’Europa perbenista sono solo ritratti di maschere, quelle della civiltà . Contenitori pubblici per debordanti cataste urbane. Ed è così che le città brulicano quando la notte riposa, mentre le farfalle coprono il tanfo dei malumori. Il video come strumento si fa mappa per leggere il quotidiano, quello buio, irriverente e straordinario. Gli artisti presentano, infatti, due nuovi interventi pensati in comune per una tematica che impegna lo stesso supporto digitale. Gabriele Acevedo Velarde usa i suoi disegni ad acquerello come fossero frame. Il risultato è un video, a metà tra animazione e filmato sundance. I suoi comics si infilano nella trama come paure trascinate dall’infanzia. Il notturno di quartiere viene tempestato da pacchi regalo che esplodono come pacchi bomba. Mentre nell’aria infestano enormi fantasmi imbottiti che spalancano braccia, occhi e bocca allarmati. Al di sotto la gente comune rimane allibita a guardare, aspettando il raid di terrore che arriva da sopra i tetti. Ne Il regalo gli abitanti dividono il cemento con i personaggi animati,
Per Juan Pablo Macias, invece, il reale urbano è più sintetico e disilluso. La comunicazione di massa è inequivocabile e pretestuosa. Ecco dunque nascere Butterflies, un video speculare. Due schermi, come due gabbie per farfalle, l’uno di fronte all’altro in un battibecco isterico di colori. Le farfalle sono il filo stilistico e il legame riempitivo inserito anche nella pellicola Pop star. Macias vestito da tuttigiorni, balla attorniato da ali agitate digitalmente e da vortici luminosi, come una diva hollywoodiana. La sua però è una danza ignara, un rito ripetitivo e apotropaico contro la noia. Contro quello che si assume come da vedere. Quando il supporto cambia, invece, fiorisce il talento grafico e compositivo dell’artista. Lo sciame di farfalle, infatti, trasposto su collage acetati, copre il fetore urbano. Come allegria sul nero. Su sfondo scuro, infatti, sono inserite maschere da gas e volti noti. Un vero e proprio collage accompagnato da parolacce verdi e cose da tenere. Come sui muri di periferia, dove la street art sta imparando a riprendersi la città .
ginevra bria
mostra visitata il 21 dicembre 2005
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