Una coalizione è letteralmente l’unione di più fazioni per ottenere la realizzazione di uno scopo comune. I soggetti che compongono quella attuata da Sergia Avveduti (Lugo, Ravenna, 1965) sono le tre diverse tecniche che l’artista adotta (pittura, scultura ed elaborazione digitale), mentre lo scopo è quello di perseguire una ricerca sulla tradizione artistica antica, rimeditandola e rielaborandola secondo gli schemi concettuali dell’arte contemporanea.
In Quasi ospite e Polvere sottile troviamo disegni di architetture del cinquecento perse in un vuoto incolore e quindi decontestualizzate e private di ogni funzione pratica. Nel dipinto Affettuoso larghetto la geometrizzazione della pittura antica viene esasperata raffigurando la testa di un cane come un cerchio perfetto. Così come in La condizione di Erasmo e Peter e Teatro dei leggeri due sculture in legno raffigurano rispettivamente una costellazione di sfere unite in un movimento tridimensionale e una rete di caminetti e canne fumarie, che si intrecciano in un labirinto geometrico. Ma tra tutte le opere presenti in questa personale, sono quelle digitali ad avere maggiore potenza espressiva. In esse possiamo ritrovare innumerevoli citazioni di altre opere, più o meno note, provenienti dalla storia della pittura fino al IX° secolo. Le immagini vengono manipolate, unite e decontestualizzate per crearne di nuove.
E’ il caso di Erasmo e Peter, dove Eramo da Rotterdam e il suo allievo Peter Gillis, di cui il pittore fiammingo Quentin Metsijs (Leuven, 1465/66 – Antwerpen, 1530) aveva eseguito due distinti ritratti, si trovano a convivivere nella stessa opera. In Il prigioniero sommerso, realizzato a partire da un dipinto del vedutista veneziano Bernardo Bellotto (Venezia, 1721 – Varsavia, 1780), viene costruita sull’immagine una siepe digitale che rende irriconoscibile il paesaggio. Mentre, in Coalizione viene effettuata l’operazione contraria omettendo la maggior parte degli elementi del dipinto originario, Il giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David (Parigi, 1748 – Bruxelles, 1825). I fratelli Orazi sono gli unici a rimanere in scena, mentre scompaiono le loro mogli, i figli e la figura centrale del padre. In questo modo i protagonisti fanno atto di giuramento davanti al vuoto, vanificando completamente il significato simbolico del gesto. E la deviazione cromatica verso il metallo fa perdere alla scena ogni riferimento realistico.
carolina lio
mostra visitata il 10 febbraio 2005
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