Lâepica del quotidiano, sintetizzata nellâestetica della propria rappresentazione scenica, è arrivata a Milano, anche se con un pizzico di ritardo. Quello che potrebbe essere definito, secondo una pratica aleatoria dâincasellamento, come
lâaudacia del surrealismo con accessi di barocchismo burlesco ha finalmente trovato uno spazio scenico in Italia. Da De Carlo approda il lungo corteo di
Spartacus Chetwynd (Londra, 1973). A scaglioni, per tre volte durante la serata, si susseguono alcuni âmatch di lumacheâ. In galleria, come in un torneo, compaiono allibratori, giudici di gara, cambia valute, venditori di snack e scommesse con soldi inventati. Ecco dunque il canovaccio scarno che sottostĂ al progetto carnascialesco e di
The Snail Race.
Sfila un marasma organizzato, una vera e propria parata allegorica fatta di attori-artisti che si contendono un premio, raggruppati secondo diverse fazioni (in pista scendono i Malwad, gli Adamites, i Bucky Balls, le Stravinsky Snail, poi i Non Conformits e infine le Samurai Dragonflies). Una trentina di persone in tutto, vestite con i costumi di scena disegnati da Chetwynd, adatti a creare una sorta di appartenenza di genere. I personaggi si mescolano e si battono gli uni contro gli altri, seguendo le scansioni dei propri turni; sono incontri senza eliminazione diretta.
Queste sfide vedono sei enormi lumaconi -fatti di cartapesta, cartone, strutture metalliche e perfino hula hoop- di origine e tipo diverso contendersi lâuno il punto di partenza dellâaltro. I âcarri in miniaturaâ si muovono su ruote attivate dalle braccia di un solo giocatore, bendato e sdraiato sotto il carro. Questâultimo fa sĂŹ che la lumaca si muova, mentre dallâalto un compagno di squadra lo guida grazie a una bacchetta appoggiata sulla spalla. Lâimpalcatura riesce cosĂŹ a spostarsi fra due ali di pubblico.
In tutto questo festeggiamento composto, tra risa e clangori, come in ogni
carnival party che si rispetti, vengono esternati grumi di pièce teatrali, pupazzi di cartone, arte pop, storia della letteratura e sarcasmo grottesco. Lâartista inglese, poco nota in Italia rispetto ai successi ottenuti negli Usa, ha attraversato una carriera che lâha caratterizzata per il continuo rimescolamento di registri e linguaggi riposti in un punto ben precisato della scena dellâarte contemporanea.
Ogni sua performance è infatti tesa alla rivisitazione dellâespressione corporea, agĂŹta come il palco di un teatro giocoso dellâimpossibile. Come la leggendaria figura di Spartacus, ma non del tutto allo stesso modo, Chetwynd vuole assumere nella finzione del travestimento il ruolo di eroina
rediviva. Che riattualizza episodici traumi della lotta umana, attraverso figure dellâassurdo.
Per chi decidesse di visitare la galleria dopo lâevento, troverĂ nella sala principale i carri-lumaca usati durante la performance e una ventina di misteriosi, cupi e polverosi dipinti di piccolo formato, raggruppati nella seconda sala.