Categorie: milano

Fino al 26.IX.2015 | Jannis Kounellis | Christian Stein, Milano

di - 1 Settembre 2015
Pittura 1.Tele
La prima tappa del viaggio è  una sala rettangolare, inondata dalla luce del sole che entra dalle due portefinestre aperte su un verde giardino .Le cinque tele sono molto grandi, cariche di segni scuri e forme colorate che emergono forti e sicure dallo sfondo bianco. Lettere dell’alfabeto, segnali stradali, rose dalla corolla larga raccontano una stagione felice, quando era necessario definire la propria posizione nel mondo. Per Jannis Kounellis, greco del Pireo, era l’Italia , la terra dell’arte, le strade dove Caravaggio frequentava mendicanti, pellegrini e prostitute, rischiarate soltanto dai bagliori dei coltelli che squarciavano notti impenetrabili. Roma come luogo di elezione, punto di arrivo di navigazioni fisiche e mentali, koinè di pensieri, parole e immagini. Pascali e Pasolini, il gioco e il dramma, il cinema e il teatro, un’America lontana e vicina, un’Italia dove la storia non è un peso,ma un trampolino aperto verso l’infinito dove depositare i propri segni. Riuniti insieme compongono un
Portolano di quegli anni difficili ma incandescenti.
Pittura 2. Piante e animali
“Bisogna incidere dentro la carne della pittura i problemi e i dolori”. Niente più pitture di tele, segni e colori, ma “quadri” dove vita e arte possano sovrapporsi senza confini né barriere. Materia viva, scattante, bruciante. Il pappagallo sul trespolo contempla il campo disseminato di cactus diversi- forse una risposta aspra e terrosa agli azzurri liquidi e artificiali del Mare di Pascali-che parlano la lingua di una natura addomesticata ma indomita, non disposta a lasciarsi schiacciare dalla tecnologia , come il cotone che riempie la cotoniera o gli uccellini che cantano nelle gabbiette ai lati della grande tela con le tre rose bianche, esposta la prima volta alla galleria l’Attico nel 1967. Una natura naturans riportata nello spazio asettico dell’esposizione quasi come un memento , un’icona simbolica , un presagio foriero di future sparizioni , dell’avvento di una realtà inghiottita nell’abisso della rete, sommersa dal virtuale, scintillante e perfetto ma non più fisico né tangibile. In questo tempo dove “l’eccesso di informazione porta all’atrofia del pensiero”  come sottolinea il sociologo coreano Byung-Chul Han, queste opere  si propongono come spazi di senso,quadri di una realtà trasferita nella dimensione alta dell’epos inteso come narrazione identitaria.

Pittura 3. Carte e materie.
Le sale degli spazi industriali di Pero si popolano di presenze alte, vengono abitate da memorie di popoli e di dei. I dialoghi tra le opere indicano una scansione perfetta , un equilibrio tra pesante e leggero, presenza e assenza, che gli umanisti del Rinascimento definivano come “ordo, pondus, numero et mensura”. Le carte con i teschi disegnati a china circondano la porta di pietre, la carboniera dialoga con  legni metalli e sacchi  di Senza Titolo (1987) , un’installazione a parete di notevole impatto visivo, mentre una sala è occupata da Senza Titolo, un capolavoro mai esposto in Italia dove dalla testa in gesso di Apollo, che giace in frammenti su un tavolo di legno, si diparte un nastro di capelli neri che si dispiega lungo la parete retrostante. Qui mito e memoria, storia e attualità si fondono in una “espressione metaforica del presente”, come suggerisce Edoardo Cycelin, curatore di questa intensa mostra che riunisce 33 opere, provenienti dalle collezioni di Christian Stein, Urs Raussmuller e dell’artista stesso . Un’occasione da non perdere per rileggere il pensiero di Kounellis al di là dell’Arte Povera, e riflettere sul portato di una ricerca che non ha solo segnato indissolubilmente il proprio tempo ma ha modificato lo status dell’artista come soggetto politico, in grado di affermare le proprie verità attraverso una rilettura del passato e del presente che influenza ancora oggi molti artisti delle nuove generazioni.
Ludovico Pratesi
mostra visitata il 14 luglio
Dal 14 luglio al 26 settembre 2015
Jannis Kounellis
Christian Stein
Corso Monforte 23 Milano
Via Vincenzo Monti 46 Pero
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19

Articoli recenti

  • Cinema

Prima di Cime Tempestose, era l’adattamento di Frankenstein a dividere il pubblico in due

Con Jacob Elordi (ancora) nel ruolo di protagonista, e un dibattito che non riguarda (o non dovrebbe riguardare) la fedeltà…

22 Febbraio 2026 16:32
  • Design

Fino a dove può spingersi il corpo umano? La risposta è nel design

200 oggetti tra esoscheletri, tute aerodinamiche e geometrie calibrate sono in mostra alla Triennale di Milano fino al 22 marzo,…

22 Febbraio 2026 16:11
  • Arte contemporanea

Giorgio Morandi incontra Etel Adnan: dialoghi cromatici tra forma e intensità emotiva

Al Museo Morandi di Bologna, la mostra esplora le connessioni tra due artisti che condividono rigore formale, liricità e visione…

22 Febbraio 2026 16:00
  • Mostre

Per Vincenzo Schillaci, l’arte raccoglie il segno di un movimento perpetuo

Alla Fondazione La Rocca di Pescara, Vincenzo Schillaci presenta 20 opere inedite, tra stratificazioni pittoriche e nuclei in bronzo, per…

22 Febbraio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #193, altre forme di identità culturali e pubbliche: Anna Karvounari

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

22 Febbraio 2026 9:30
  • Mostre

Corpo, forma, frattura, trasformazione. Malisa Catalani a Bologna

UNHUMAN, la personale di Malisa Catalani alla SimonBart Gallery di Bologna è in programma fino al 28 febbraio

22 Febbraio 2026 0:02