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fino al 26.X.2007 | Jürgen Knubben | Milano, Fondazione Zappettini

di - 15 Ottobre 2007
Jürgen Knubben (Rottweil, 1955) non scolpisce. L’artista tedesco colpisce. Fende, ferisce e scrive l’aria, piegandola sotto di sé, senza schivarla. Knubben amministra lo spazio, tenuto stretto e raccolto, attorno ai propri lavori, come un silenzioso architetto. Per chi guarda, il linguaggio, la scrittura compatta che Knubben inventa, e la sua conseguente lettura formale, crea una potentissima sinestesia.
Rimanere nella sala milanese della Fondazione Zappettini, davanti ai pochi gruppi scelti, è a tutti gli effetti un’esperienza simultanea. Una prova che mette alla prova e che incide tanto il vedere quanto il toccare. In questa raccolta personale, la manifestazione scultorea della forma, il lampo fenomenico dell’ingombro si dipana dall’interno della scultura stessa. Senza resse, squilibri o strattoni malsicuri. Per l’artista, la materia ferrigna vive da sé, squarciandosi e precipitando, fino a diventare la traccia palese di un movimento. Un moto che avviene per rimarcare l’iscrizione, l’accesso a un rapporto. A un binomio che non sfocia nel dilemma, ma fiorisce nella soluzione tridimensionale dell’idea (Doppia torre obliqua). Questa bipolarità investe e copre le differenze esistenti tra il codice e la sua superficie, tra i volumi dell’organico e il peso dell’inorganico. Guardare, vedere e toccare con gli occhi permette allora di percorrere due binari paralleli. Appoggiandosi su una mano sola. Due sensazioni percettive, queste ultime, eternamente intrinseche alla presenza del corpo. Di quel volume imbiondito e usato dell’acciaio. Questo binomio ricettivo si dipana lungo due assi. Due vettori che, seguendo i dettami dei sensi, guidano la vista (moto verticale) e il tatto (moto orizzontale), condensati nella semplicità della linea. Delle punte, degli aculei e di quelle lance spezzate (Nove case) che esprimono un rimando alla poetica pauperista di Knubben.
In mostra, un’opera dedicata alla città di Milano (Il Cenacolo, Hommage a Leonardo, 2007). Attraverso un’ideale reunion dei dodici apostoli, al centro del trittico permane un frammento d’acciaio che catalizza tutto l’andamento prospettico e metafisico della struttura. Di fattura recente, la scultura rappresenta la parte maggiormente simbolica dell’intera esposizione. Anche in questo lavoro, la leggerezza compositiva mantiene l’esperienza della staticità e del taglio, omogeneizzando le diverse parti in tredici pezzi legati fra loro. Mentre l’immediatezza e l’autonomia del gesto condensatorio, in questo studio, sono espresse in qualità di segno liscio e materico.

Le sculture, stese in lunghezza sull’intonaco bianco, riverberano e sembrano provocare e restituire un’architettura agli spazi. Tutti i pezzi, infatti, conferiscono una mnesi metaforica alla ferita che provocano. Appena disposti nell’aria. E come una ferita, questi blocchi aggraziati, dall’andamento rettilineo, rimandano non soltanto all’esperienza di un trauma, ma anche al suo superamento. Al di là di una fenditura che apre un varco e lo spalanca all’esistenza fuori dalla ruggine del tempo.

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Gianni Asdrubali alla Fondazione Zappettini

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mostra visitata il 26 settembre 2007


dal 20 settembre al 26 ottobre 2007
Jürgen Knubben
a cura di Giorgio Bonomi
Fondazione Zappettini
Via Nerino, 3 (zona via Torino) – 20123 Milano
Orario: da lunedì a venerdì ore 15-19, chiuso sabato e festivi
Ingresso libero
Catalogo in mostra
Info: tel. +39 0289281179; milano@fondazionezappettini.org; www.fondazionezappettini.org

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