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Fino al 27.I.2002 | Massimo Campigli – Essere altrove, essere altrimenti | Milano, Museo della Permanente

di - 5 Novembre 2001

Il Museo della Permanente, proseguendo nella sua tradizione espositiva di altissimo livello culturale, presenta una straordinaria retrospettiva su uno dei grandi “solitari” della pittura europea del XX secolo: Massimo Campigli. Parlare di questo maestro è decisamente arduo, trattandosi di un artista che, di primo acchito, appare scontroso, raggelato nelle sue forme quasi primordiali. Eppure, seguendo il cammino cronologico proposto dai curatori della mostra, si riscopre un linguaggio figurativo davvero affascinante ed originale. Probabilmente, l’artista rimarrà sempre un pittore “di culto”, come in un certo senso lo è Giorgio Morandi: fuori dalla mode del momento ma, proprio per questo, al di sopra di esse. Ma Campigli è anche legato intimamente al concetto di “terra”, sia da un punto di vista cromatico che di effettivo attaccamento alle proprie radici culturali toscane. Le opere degli anni ‘20 esposte, penso soprattutto alle “Zingare” del (1928) e alla “Testa con vaso” (1928), esemplificano il concetto artistico del pittore: accanto alla fondamentale lezione di Picasso e dell’avanguardia in genere, emerge anche la sua grande passione per l’archeologia, soprattutto etrusca ed egiziana. Le figure appaiono infatti statuarie, massicce e rimandano direttamente ai vasi funebri di Volterra, o agli eccezionali ritratti del Fayyum egiziano (si veda a proposito “Famiglia”, 1929). “Campigli ama i musei e le necropoli. Vi è spinto da affinità artistiche? O da un bisogno di evasione, tormento attualissimo ? Campigli ama i giochi, i sogni, i travestimenti. Essere altrove, essere altrimenti ecco la nostalgia.” Queste poche parole, dello stesso artista, illuminano il suo concetto di classico; naturalmente siamo lontani anni luce da qualsivoglia neoclassicismo, essendo straordinariamente forte l’impianto anti accademico. Un’altra forte peculiarità che emerge dalla rivisitazione del suo percorso artistico, è la ricerca ossessiva, che perdurerà sino alle opere terminali, del concetto di simmetria, di ordine e forma. In un secolo nel quale il movimento, l’anarchia, e il caos – da Pollock a Kandinskij fino a Boccioni o Picasso – sono i veri elementi comuni del mondo artistico, l’approccio di Campigli è davvero originale e unico (ritorna ancora in mente solo il nome di Morandi). Eppure da quest’ordine emerge una fortissima spinta materica, una concezione dei colori terra che fa sgorgare le figure, soprattutto quelle dipinte nel periodo degli anni ‘40. E questa forte componente materica, la terra, appunto, aiuta Campigli quando si cimenta su altri supporti figurativi, come i mosaici: la pavimentazione musiva qui esposta è esemplare del mondo artistico di Campigli. Il percorso dell’artista, negli anni ‘50 e ‘60, rimane sempre legato ai concetti simmetrici anche se le forme tendono a stilizzarsi, in una ricerca disperata della forma pura (come nei “Mondiriso” dei tardi anni ‘50) : “ho sempre cercato una formula definitiva per fare un viso e continuo a cercarla”. Il frutto di questa perenne ricerca è presente, in tutte le sue sfaccettature, in una delle mostre più belle dell’autunno: tanto bella quanto, purtroppo, poco pubblicizzata.

Link correlati
www.lapermanente-milano.it

Luca Scalco



Massimo Campigli – Essere altrove, essere altrimenti
Museo della Permanente
Via Filippo Turati 34, 20121 Milano
dal 26 ottobre 2001 al 27 gennaio 2002
Orari 10-13/14.30-18.30 ; giovedì fino alle 22.00; sabato e festivi 10-18.30; chiuso il lunedì
Prezzi £ 12.000 ridotti £ 8.000 (fino a 14 anni e oltre a 60)
Mostra a cura di Nicola Campigli, Flaminio Guidoni, Nicoletta Pallini
Catalogo : edizioni Skira
Per informazioni : 02/6551445
e-mail : permanente@tin.it


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  • Con qualche piccolo riferimento all'allestimento dei lavori questo sarebbe un articolo perfetto. Grazie anche delle foto meravigliòòse

  • I pittori del '900 a cui ho guardato come riferimento per la mia ricerca pittorica sono quasi tutti italiani:De Chirico, Sironi, Morandi, de Pisis e tra questi Campigli. Aver potuto vedere questa antologica alla Permanente di Milano è stato per me un evento emozionante e indimenticabile. Quelle cromie ad olio che paiono affreschi sono poesia pura. Questo maestro del '900 andrebbe ricordato con maggiore attenzione e anche questa splendida mostra dovrebbe essere pubblicizzata in modo più adeguato. Oggi si dà risalto ad artisti/e di dubbio valore come i vari Cattelan o Vanessa Bacroft (o come diavolo si chiama) e si dimentica chi il pennello lo sapeva usare con perizia. Ma vedo un lento ma forte risveglio dell'arte vera, e allora si rivaluterà anche il nostro Campigli.

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