Shafik, negli spazi milanesi di
corso Magenta, presenta un percorso artistico prevalentemente pittorico, che
mira a tracciare “simboli arcaici e primitivi che conducono alle radici del
mondo e dell’umanità ”. La
breve retrospettiva svela una ricerca determinata di un linguaggio
conservativo, senza dar luogo a vere e proprie aperture nei confronti di
evoluzioni compositive. Il percorso, sul lato destro della parete d’ingresso,
espone un lungo dipinto su carta di oltre 20 metri, che intende dar forma a una
sorta di sipario scenografico continuo nel segno dell’artista egiziano.
Grotte brinate, totem ricorsivi,
pareti rupestri e segnalazioni criptiche riassumono, sulla superficie di questo
lavoro, l’intero repertorio cromatico e compositivo di Shafik. Visivamente ne
emerge una trama trasparente di astrattismi mediorientali, uniti gli uni con
gli altri come in una sorta di grande papiro. Archetipi – Le origini del
futuro rimette al pubblico diversi tentativi di integrazione tra mondo
nordafricano ed europeo, innesti che prendono corpo grazie all’uso di sabbie di
diversi colori, garze bianche, carte dalla cellulosa materica e pigmenti.
I materiali rimandano
allegoricamente alla terra d’origine dell’artista, costituendo anche lo
sviluppo dell’installazione ubicata nel chiostro della fondazione: una carrozza-culla
realizzata in rame e garze leggere, una struttura a baldacchino all’interno
della quale sono state poste stoffe arrotolate, fagotti colorati assieme a
calici di vetro sospesi e poi riempiti di pigmenti e di spezie.
Sebbene il tema di questa retrospettiva
sia quello di portare a prefigurare “esperienze percettive di un viaggio
ideale”, lo spazio, tra la
cultura europea e quella mediterranea, viene indagato solo allusivamente.
Seppure elegante e sistematica, questa mostra esprime sensibilitĂ tradizionali,
ancora poco legate a un panorama contemporaneo (pittorico) di stampo
sperimentale o intensamente radicale. Archetipi – Le origini del futuro, nello
spazio solenne della fondazione, propone un tracciato di colori e forme d’altri
tempi, un telaio ritmico modulato soprattutto dalla perfetta illuminazione
artificiale indiretta.
Chiunque scelga di visitare questa
personale si troverĂ a varcare una soglia oltre la quale non registrerĂ
particolari suggestioni percettive. Chiunque entrerĂ negli spazi si troverĂ di
fronte un sentiero concepito, seppur in maniera eccellente, come un cammino dal
timbro etnico che fa dimenticare piĂą che mettere in scena vere e proprie sagome
della memoria. Un teatro né fortemente innovativo, né mai completamente
decorativo.
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mostra visitata il 20 gennaio
2011
dal 19 gennaio al 27 febbraio 2011
Medhat Shafik – Archetipi. Le origini del futuro
a cura di Arturo Carlo Quintavalle
Fondazione Stelline
Corso Magenta, 61 (zona Magenta-Cadorna) – 20123 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 10-20
Ingresso libero
Catalogo Allemandi
Info: tel. +39 0245462111; fondazione@stelline.it;
www.stelline.it
[exibart]
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Imbarazzante... Shafik Ă© quasi peggio di Berruti(la precedente mostra).
Mi piacerebbe sapere chi sono i membri della commissione sempre che esista.
Milano meriterebbe Fondazioni che facessero ben altre scelte se non vuole scomparire dalla mappa delle cittá della cultura.
Imbarazzante è il tuo commento, perchè è la prova di un'incompetenza e superficialità di giudizio. Ho avuto il piacere di ammirare l'ultima mostra alle Stelline di Shafik e l'ho trovata carica di emozioni e di riflessioni espresse con un linguaggio contemporaneo, personale e maturo. Se c'è un artista che non è ripetitivo e che sa affascinare e coinvolgere in modo intenso è proprio Shafik.