Specchio dell’anima, il diario approda all’omonima mostra a cura di Chiara Agnello, assumendo forme e attitudini forse meno consuete rispetto all’ordinario. La mostra espone i lavori di sei artisti diversi per sfera d’indagine e media utilizzati, ma coinvolge nella scelta di riunire una piccola collezione di pensieri annotati, ricordi falsati, ricerche e appunti. Per una riflessione personale che abbraccia spesso temi più ampi. È il caso del lavoro An attempt to understand (2001-03) dell’artista svedese Johan Thurfjell: una lunga distesa di post-it colorati si incrocia lungo due assi che ne ordinano il susseguirsi, tra la dimensione cronologica orizzontale e quella verticale, dove il soggetto, sbobinato e analizzato nel corso dei millenni, è la storia del conflitto fra Israele e Palestina, dalla notte dei tempi ad oggi. Una legenda specifica che ogni colore dei foglietti utilizzati corrisponde ad una diversa fonte storica (araba, ebrea, americana), comparate tra loro. La dimensione più universale si fonde e si mescola con il vissuto personale e soggettivo dell’artista, che riporta anche annotazioni della propria vita privata tra i numerosi pezzetti di carta, che si infittiscono sempre più lungo il muro.
L’intreccio e l’intromissione del proprio percorso personale all’interno del più imponente volume della Storia si ritrova anche in Ich war’s. Tagebuch 1900–1999/Sono stata io. Diario 1900-1999 dell’artista italiana Daniela Comani, che da tempo vive e lavora a Berlino. Un’installazione sonora accompagnata da un piccolo volume stampato narra e ripercorre in prima persona gli avvenimenti salienti di società e politica internazionale lungo tutto il Ventesimo secolo.
L’Io narrante diviene protagonista e responsabile -di volta in volta– di avvenimenti diversi, trasformandosi continuamente da vittima in carnefice, attraverso il tono estraniante e impersonale della speaker che ne snocciola i passaggi con tono impostato da giornalismo di cronaca.
L’artista iraniana Ghazel presenta il video Me 1995-2005, un vero e proprio diario per immagini che, nato nel 1995, si evolve continuamente costituendo un vero e proprio work in progress. I diversi momenti della vita dell’artista sono riconoscibili –e quasi databili– dalle diverse sfumature tecniche utilizzate, dall’uso del colore rispetto al bianco e nero, dal continuo variare del carattere scelto per le scritte, che accompagnano i brevi sketch dal sapore ironico e graffiante. A metà tra scenette da film comico muto e riprese home-made di interni/esterni stretti e generalmente deserti (dall’abitazione, alla pista da pattinaggio, fino alle rive del mare). Al centro della propria vita l’ossessiva presenza dello
Il riferimento alla dimensione socio-politica del proprio Paese si fa evidente nel vero e proprio diario Todo bien (everything’s gonna be allright) (2005) dell’ecuadoregna Paola Gaviria, mentre l’approccio maggiormente intimistico e privato contraddistingue i lavori di Rebecca Agnes (110 giorni e altri 255, del 2006) e la ricerca di Alessia Chiappino. Come in Disintegration Loops (2006) dove centinaia di frammenti provenienti da vecchi diari personali vengono accostati a stralci di testi tra cui i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.
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