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fino al 27.VI.2010 | Goya e il mondo moderno | Milano, Palazzo Reale

di - 3 Giugno 2010
Certo, Francisco Goya (Fuendetodos, 1746 – Bordeaux,
1828
) è un maestro, uno che la via l’ha creata, non seguita, uno di
quelli che diventano ispirazione, riferimento per altri che verranno, anche a
secoli di distanza, anche se contesti, tecniche e soggetti cambiano. Questo in
soldoni ciò che emerge dal confronto tra il pittore spagnolo e 45 interpreti
dell’arte moderna e contemporanea.

Di Goya, in realtà, ce n’è davvero pochino: una ventina in
tutto le sue opere, e forse è lecito aspettarsene qualcuna in più, dato il
titolo della mostra. Quelle davvero significative, poi, sono ancora meno: un Autoritratto
e la Lattaia di Bordeaux, prestiti dal Prado, e poco
altro; per il resto, alcuni – peraltro bellissimi – disegni e incisioni.

Delle 184 opere esposte Goya non è forse protagonista, ma
spunto per analizzare la rappresentazione successiva del mondo moderno,
evidenziando rimandi, più o meno espliciti, al pittore aragonese. Trait d’union
non sempre immediati, soprattutto se le opere non sono fisicamente accostate.
Per aiutarci a riconoscere l’influenza di Goya su artisti come Delacroix
, David, Picasso, Klee, Kokoschka, Miró, Pollock, Bacon e Guttuso, le opere sono state suddivise in
cinque sezioni tematiche, dalle quali emerge quel punto di vista inconfondibile
dal quale Goya osservò e dipinse il mondo. Quella stessa angolatura scelta da
altri dopo di lui.

Nei suoi ritratti, l’artista spagnolo per primo riuscì a
rendere l’autenticità della persona, allontanandosi dai canoni neoclassici,
evitando l’aura romantica, per spingersi senza remore alla descrizione del
volto, della sua umanità anche fisica, segnata dal tempo e dalla vita. Rughe,
segni d’espressione, atteggiamenti non sono mai celati o mediati, ma resi con
forza. La stessa attenzione per l’individualità è evidente nelle numerose scene
di vita di tutti i giorni dipinte da Goya: il dolore, il dramma, la follia
diventano parte integrante del vivere quotidiano dell’uomo moderno, senza per
questo togliere alla quotidianità il suo essere normale e non eccezione.

La stessa inquietudine che traspare dai sorrisi – quasi
ghigni -, dagli sguardi impauriti e dai gesti violenti dei suoi personaggi
comuni, la stessa esasperazione della crudeltà tipica del mondo nuovo che Goya
vedeva nascere, si ritrova nelle sezioni seguenti, quelle dedicate ai suoi lati
grotteschi e violenti. I mostri onirici che così ben stigmatizzano
l’irrazionalità, l’angoscia, l’orrore insiti nella natura umana e nella sua
esistenza, mai prima di allora erano stati catturati sulla tela, ma divennero
in seguito muse indiscusse di tante correnti artistiche, dall’Espressionismo al
Surrealismo, e dei loro principali esponenti.


La violenza del contesto storico di Goya, culminata nella
guerra, si riflette senza censure nelle sue tele, dove il sangue, l’oscurità,
le membra di animali morti diventano espressione dei peggiori istinti umani.
Impossibile non notare come in questo aspetto in particolare Goya sia stato
precursore lucido dell’arte contemporanea (vi dice niente Picasso?). Stupisce forse
di più ritrovare il suo stesso modo di rappresentare l’angoscia su un volto che
grida in artisti lontanissimi da lui cronologicamente e tecnicamente come Saura
, Pollock o Bacon.

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elisa zancanella
mostra visitata il 17 marzo 2010


dal 16 marzo al 27 giugno 2010
Goya e il mondo moderno
a cura di Valeriano Bozal e Concepción Lomba
Palazzo Reale

Piazza
Duomo, 12 – 20122 Milano
Orario: tutti i giorni ore 9.30-19.30; lunedì ore 14.30-19.30; giovedì ore
9.30-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 9; ridotto € 7,50
Catalogo Skira
Info: tel. +39 02875672;
www.comune.milano.it/palazzoreale/

[exibart]

Visualizza commenti

  • Allora: ne vale o no la pena? Non si capisce da questo articolo. La mostra è buona o no?

  • Allora? Sono sempre in attesa e vorrei sapere dall'articolista se la mostra per lei è buona o no. Dato l'incipit, mi aspettavo un'opinione, non solo un resoconto.

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