Maurizio Cattelan va a New York, per la sua prima mostra personale da Gagosian

di - 2 Maggio 2024

Per la sua prima mostra in galleria dopo più di due decenni, non poteva scegliere altra ambientazione che la Gagosian Gallery di New York, al 522 West 21st Street: d’altra parte, Maurizio Cattelan deve agli Stati Uniti molti motivi di ispirazione, da America, il wc dorato, perfettamente funzionante e trafugato in circostanze misteriose in Gran Bretagna nel 2019, a Blind, la monumentale stele di 17 metri esposta per la mostra al Pirelli HangarBicocca di Milano nel 2021 e simboleggiante l’attentato alle Torri Gemelle.

Sarà per le profondissime, grottesche e drammatiche contraddizioni che animano il Paese delle Stelle e delle Strisce e che, sotto varie forme e nelle più varie declinazioni, attraversano anche tutta la prolifica carriera dell’artista italiano più amato e odiato al mondo. Anzi, secondo Francesco Bonami, curatore della mostra da Gagosian, Cattelan è proprio «L’artista italiano più famoso, dopo Caravaggio». È noto quanto Bonami ami manovrare il gusto della provocazione che, però, non è affatto fine a se stessa, introducendo una evidenza storiografica al di là del bene e del male.

Vero è che l’ultima mostra di Cattelan in una galleria d’arte risale al 1999 ed era da Massimo De Carlo, anzi, con Massimo De Carlo, visto che l’opera era il gallerista attaccato al muro con dello scotch argentato – lo stesso nastro usato per la banana di Comedian, controversa opera esposta allo stand di Perrotin ad Art Basel Miami Beach nel 2019. Ma nel frattempo l’artista padovano, classe 1960, non è rimasto di certo con le mani in mano, balzando da un museo internazionale all’altro, dal LACMA di Los Angeles, nel 2003, al Guggenheim Museum di New York nel 2011, fino all’UCCA Center for Contemporary Art di Pechino, tra il 2021 e il 2022, e il Leeum Museum of Art di Seoul. E questi sono fatti che puntellano una carriera costantemente ai vertici e un impatto decisivo su più livelli, volente o nolente.

Nel mezzo, giusto per citare qualche altra occasione, la Biennale del Whitney del 2004 – ancora la Grande Mela – e una lunga sequenza di edizioni della Biennale di Venezia: 1993, 1997, 1999, 2002, 2003, 2011 e l’ultima del 2024, con Father, l’installazione per il Padiglione del Vaticano ospitato alla Casa di reclusione femminile della Giudecca, l’unica sempre visibile, esposta sulla parete esterna, in cui compaiono due piedi sporchi. Un’allusione al gesto rituale della lavanda dei piedi – magari con l’acqua della Laguna – così focale nella tradizione cristiana? Forse sì, forse no, forse anche. Cattelan ci ha abituati a sprofondare nel denso vortice delle interpretazioni.

E dunque, per il suo esordio con Larry Gagosian (ma non doveva vendere tutto ad Arnault?), Maurizio Cattelan ha presentato una serie di nuove opere di cui però alcuni osservatori hanno lamentato, ancora una volta, la scarsa freschezza e il fatto che anche le critiche siano ripetitive rende l’operazione un circolo perfetto, come sempre. Se il plagio è ormai una costante metodologica per Cattelan – e anche giuridica, vedi la causa intentata da Joe Morford – questa volta è l’artista anglo statunitense Anthony James a puntare il dito verso la piaga, anzi, verso il foro.

L’opera inedita che dà il titolo alla mostra di Maurizio Cattelan da Gagosian, Sunday, è composta da 64 pannelli quadrati di acciaio, placcati in oro a 24 carati, tempestati da ammaccature di proiettili, ognuno vendibile separatamente: denaro e violenza, plata y plomo per dirla in maniera più pulp. Il lavoro però è troppo simile a quello esposto da James in questi stessi giorni – a New York c’è la art week di Frieze – in uno showroom nel grattacielo dell’archistar Norman Foster al 425 di Park Avenue: una sequenza di pannelli di acciaio inossidabile lucidati a specchio, ammaccati dagli spari. Solo che questa serie di James risale a circa dieci anni fa ed è stata esposta già in varie sedi tra cui, nel 2011, alla Brand New Gallery di Milano.

Maurizio Cattelan, Sunday (2024), Gagosian Gallery di New York

Per la verità, anche Cattelan non è nuovo alle armi: l’ultima opera in questo senso è il manifesto con pistola semiautomatica proposto e poi censurato dal Comune di Milano per ITALIA 70, progetto di affissione pubblica presentato da Fondazione Trussardi per l’ultima Art Week. Per James non ci sono dubbi, l’opera di Cattelan è una diretta – e sospetta – prosecuzione della sua: «Non c’è alcuna possibilità che non le abbia viste (le sue opere, ndr) o che non abbiano attirato la sua attenzione», ha detto.

L’altra opera che Cattelan ha portato da Gagosian è una scultura in marmo bianco brillante, anatomicamente meticolosa, di un uomo di mezza età sdraiato su una panchina e con i pantaloni slacciati per urinare. All’interno dell’opera è nascosto un serbatoio per aumentare il grado di verosimiglianza e di coinvolgimento: il pavimento della galleria è infatti irrimediabilmente bagnato, così come dovrà esserlo inevitabilmente anche quello della casa del fortunato collezionista che vorrà acquistarla. L’opera si intitola November e Cattelan ha detto al New York Times che raffigura un amico e collaboratore morto e che vuole citare «le fasce di persone invisibili nella società». Il tema del borderline compare anche in un’altra opera, Breath, del 2021, esposta da Cattelan per la sua mostra all’HangarBicocca. Anche in questo caso, l’opera è realizzata in marmo di Carrara, materiale amatissimo dall’artista, e raffigura un uomo persona e un cane, distesi stesi l’uno di fronte all’altro.

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