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fino al 27.VII.2008 | Yan Pei-Ming | Bergamo, Gamec

di - 21 Maggio 2008
Quali sono i motivi che portano un artista relativamente “giovane” come Yan Pei-Ming (Shanghai, 1960) a essere un riferimento per le generazioni successive di pittori? Consente di verificarlo l’ottima mostra alla Gamec, aperta insieme ad altre tre esposizioni di altissimo livello. Una ventina tra dipinti e acquarelli esemplificano con impressionante potenza l’espressionismo dell’artista cinese.
Yan Pei-Ming si trasferisce in Francia per allontanarsi dalle vedute ristrette del regime maoista. E, in effetti, la sua pittura risulta prettamente occidentale da un punto di vista concettuale, nonostante la suddivisione tra oli dipinti oltralpe e acquarelli, per realizzare i quali torna in patria e utilizza materiali reperiti sul luogo. Una pittura occidentale nella sua concezione “pop”, che mette sullo stesso piano icone personali, politiche e religiose. Senza riverenze di sorta, ma con un rispetto che rende Mao, i papi e i parenti dell’artista un misto di persona reale e simulacro. E, come sempre nella cultura di massa, le icone scelte da un individuo compongono un suo autoritratto: noi siamo la somma dei miti che scegliamo.
La mostra alla Gamec è suddivisa in quattro sezioni, quattro parti dell’ “autoritratto”, dunque: Autoritratto con paesaggio, con religione, con parenti e Autoritratto con vita e morte. I paesaggi sono lande desolate ma brulicanti, luoghi che si costituiscono sull’enorme forza delle pennellate e non sull’aderenza alla realtà. La religione è rappresentata da icone quali Buddha e da un Papa Wojtyla dallo sguardo glaciale, diabolico: in mezzo a una figura altamente riconoscibile spiccano come una lama due occhi trasfigurati e penetranti, forse il punto centrale della mostra.

I parenti sono rappresentati dal padre dell’artista, ma anche Mao, l’imperatore del Giappone e Bruce Lee sono trattati con la familiarità di chi è abituato alla loro presenza sin da piccolo. Il tema classico della morte è invece applicato dall’artista a se stesso: un autoritratto in quattro parti lo ritrae dapprima bambino, poi giovane, anziano e, infine, un teschio chiude il cerchio. Come un’attualizzazione radicalizzata di Rembrandt, un autoritratto postumo eseguito in vita.
La sezione degli acquerelli è una delle più emozionanti: bambini macrocefali (normali neonati o umanità dolente e deforme?) accerchiano in silenzio il visitatore, e sotto la loro pelle si intuiscono forme che rimandano altrove, paesaggi interiori o della memoria. Masse liquide metamorfiche che fanno interrogare chi le guarda ben oltre il tempo della permanenza nella sala.

Ecco spiegato il fascino che Yan Pei-Ming esercita: consapevolezza assoluta, concettualismo messo al servizio dell’espressione, espressionismo ed efficacia che molti dei nostri artisti mid-career possono solo sognare. Magniloquenza mista a rigoroso pudore, e un utilizzo del grande formato che non fa sospettare nemmeno per un attimo la volontà di spettacolarizzazione.
Un’appendice della mostra è fornita dal ritratto di Papa Giovanni XXIII, ospitato nelle sale della collezione permanente della Gamec.

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dal 18 marzo 2007 al 27 luglio 2008
Yan Pei-Ming – Yan Pei-Ming with Yan Pei-Ming
a cura di Giacinto di Pietrantonio
Gamec – Galleria d’arte moderna e contemporanea
Via San Tomaso, 52 – 24121 Bergamo
Orario: da martedì a domenica ore 10-19; giovedì ore 10-22
Ingresso: intero € 4; ridotto € 2,50
Catalogo Electa
Info: tel. +39 035399528; fax +39 035236962; info@gamec.it; www.gamec.it

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  • e ancora una volta il sistema museale italiano fa atto di vassallaggio nei confronti dei cosiddetti "poteri forti"...quantomeno saran costati poco i trasporti, da Lambrate a Bergamo non è una gran spesa...

  • si abbiamo capito..ma la mostra? qualcosa da dire? è piaciuta? no? che ne dite?..sempre gli stessi commenti contro qualcuno..e basta..un commento sugli artisti..le opere...ma quelle nn le vedete mai?

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