Milano vista attraverso gli occhi di 13 giovani artisti. Opere create per l’occasione denunciano apertamente le negatività che la città si trova ad affrontare, immediatamente colte da sguardi attenti e sensibili. Una metropoli che appare frenetica, sporca, a tratti degradata, regno incontrastato della solitudine. L’alienazione sembra colpire tutti, nessuno escluso, in un vuoto opprimente che pare dipinto sul volto dei passanti.
L’esposizione, curata da Katia Anguelova e Roberto Pinto, è stata organizzata con l’intento di promuovere l’arte giovane e prevede l’assegnazione di una borsa di studio presso Location One a New York. In mostra a Palazzo della Ragione c’è infatti anche l’installazione Photons del gruppo Alterazioni Video di Paololuca Barbieri, vincitore del concorso dello scorso anno. Ispirandosi al mondo della scienza, gli artisti si sono introdotti nel laboratorio scientifico berlinese del fisico Markus Guehr, dedicato allo studio dei fotoni, utilizzando laser altri attrezzi per la ricerca per realizzare uno spettacolo musicale.
La natura, filtrata dalla memoria e manipolata, cerca spazio e attenzione nell’immagine di Kristine Alksne, mentre le ruspe che distruggono i casermoni delle periferie nei video di Emre Huner diventano il simbolo stesso della forza distruttiva del reale. Le scarpe da ginnastica appese nel vuoto in Equilibrio precario di Dafne Boggeri rappresentano l’instabilità e la confusione dell’uomo metropolitano, preso nel vortice della perdita di senso generale della realtà. Andrea Mastrovito si costruisce invece la propria Milano di carta, ritagliando L’ultima Cena e il profilo della città con i suoi monumenti simbolo.
La mostra non è rimasta però confinata in un palazzo e ha invaso anche strade e piazze, con installazioni che hanno attirato la curiosità dei cittadini. Il risciò di Alessandro Nassiri Tabibzadeh, ad esempio, permette ai passanti di vedere quei film che, pur avendo avuto contributi statali, sono rimasti per brevissimo tempo nelle sale cinematografiche: Milano come patria del cinema e dello spettacolo. Altre sedi hanno
Per cambiare le cose, come sostiene Barbieri parafrasando Beuys, occorre innanzitutto modificare se stessi, operare una rivoluzione interiore. L’arte può mostrare all’uomo che esiste la possibilità di una sua intima trasformazione. E, insieme a lui, del corpo vivo della città.
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vera agosti
mostra visitata il 6 novembre 2005
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